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	<title>Sabbia.org &#187; cooperazione</title>
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	<description>Breviario di resistenza umana</description>
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		<title>Per tornare un poco al nostro mondo di avanti-e-indietro</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 13:39:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Aeroporto di Kampla &#8211; Entebbe &#8211; Uganda, 22/09/2009
Per l’ennesima volta aspettare l’aereo, sdraiata su queste poltrone. Intanto la MONUC mi passa avanti con i suoi militari, i suoi giornalisti, i suoi berretti blu, i suoi giacca-e-cravatta.
Ascolto la musica. Un attimo prima di ripiombare nel lavoro, nelle pressioni, nello stress, nelle incomprensioni tra colleghi troppo stanchi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="right">Aeroporto di Kampla &#8211; Entebbe &#8211; Uganda, 22/09/2009</p>
<p>Per l’ennesima volta aspettare l’aereo, sdraiata su queste poltrone. Intanto la MONUC mi passa avanti con i suoi militari, i suoi giornalisti, i suoi berretti blu, i suoi giacca-e-cravatta.<br />
Ascolto la musica. Un attimo prima di ripiombare nel lavoro, nelle pressioni, nello stress, nelle incomprensioni tra colleghi troppo stanchi, nelle feste alcoliche per dimenticare lo stress, per stare insieme, per sorridere. Prima di ripiombare nella mia vita. Che amo e odio.<br />
Due settimane a casa. Pensieri sparsi di sensazioni e sentimenti e immagini.<br />
Caldo scendendo dall’aereo, odore intenso di salsedine, sole sulla pelle. Sole caldo, sensazione conosciuta.<br />
Le rocce nere contornano il blu del mare. Il verde intenso delle piante dei capperi casca stanco sui massi neri. Pesce marinato con limone e pezzi di frutta.. Salsedine sulla pelle, al sole, salsedine sui capelli. Frutti di mare crudi. Doccia serale che toglie il sale. La pelle sulla sabbia bianca, sole che scotta. Gelsomino odoroso la sera. Carne arrostuta per le vie del centro, peperoni, la carciofa. Serate con chiacchiere fino a tardi, amici, insicurezza. Chissà chi ha dimenticato, chi si ricorda…<br />
Scillichenti, Sciacca, Punta delle Formiche, Isola delle Correnti, via Plebiscito…<br />
<span id="more-1194"></span><br />
A chi appartengo, a quale luogo, in quale mondo. Partite a pallone sulla spiaggia al tramonto. La mia macchina con dentro gli stessi vecchi CD di tre anni fa, prima della partenza, prima della nuova vita. Malinconia. Dovrei rimanere di più. Me lo ripento sempre, non lo faccio mai. Mai abbastanza per sentire che appartengo a questi luoghi. Ma abbastanza per sentire che ci appartengo, in realtà, e per sentire tutto il dolore del graffio e dello strappo.<br />
Il mio appartamento, con le pitture alle pareti fatte da me in un altro grande momento di cambiamento della mia vita. Leggo “novembre 2000”. Vecchie foto. Io giovane. Forse non riuscirei più a vivere qui dentro. Tutto troppo conosciuto. Forse. O forse non vedo l’ora di vivere di nuovo tra queste pareti multicolori. Che però non mi rispecchiano più. Città che non conosco, ma che conosco benissimo. Città amata e odiata, da sempre. Città che mi ha respinto. Città che mi accoglie. Città della mia identità. Città della mia disidentità.<br />
E la malinconia della riviera del nord, delle vecchie canzoni ballate e cantate, delle passeggiate lungo un mare nero.<br />
E riscoprire la parte affettiva della vita, la dolcezza, l’amicizia. O quello che è.<br />
E poi di nuovo, valigia, biglietto, passaporto, città africana quasi europea. Piccolo aereo, Bunia la polverosa. E i colleghi troppo stanchi, i progetti troppo difficili, la doccia con i secchi.</p>
<p>E la sensualità delle vite disperate.</p>
<p>E libertà.</p>
<p>Agata</p>
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		<title>Il vecchio, la moto e la gallina</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Jun 2009 16:59:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Bunia &#8211; Repubblica Democratica del Congo, 31-05-2009
Arriviamo in questo paesino di miniere d’oro, tutto fango, umidita’ e miniere: mercato florido, prostitute, alcool, hotels e ristoranti. La gente setaccia la sabbia e con il mercurio raccoglie l’oro e lo vende ai compratori, i quali con l’acido sciolgono il mercurio e altri metalli e ricavano l’oro puro, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Bunia &#8211; Repubblica Democratica del Congo, 31-05-2009</p>
<p>Arriviamo in questo paesino di miniere d’oro, tutto fango, umidita’ e miniere: mercato florido, prostitute, alcool, hotels e ristoranti. La gente setaccia la sabbia e con il mercurio raccoglie l’oro e lo vende ai compratori, i quali con l’acido sciolgono il mercurio e altri metalli e ricavano l’oro puro, attraversano illegalmente la frontiera e lo rivendono in Uganda. E cosi’ va vanti tutto senza alcun minimo controllo, senza che lo stato possa ricavare qualcosa per pagare i salari dei dipendenti statali, che ogni tanto si incazzano, usano le armi per farsi giustizia di anni di pagamenti arretrati, poi si calmano e tutto ricomincia. A 30 anni questa gente e’ gia’ sputtanata dal mercurio.</p>
<p>Arriviamo in questo paesino, dicevo, e lasciamo la macchina per proseguire in moto. Al di la’ di Mongualo (questo il nome) non c’e’ strada, o meglio, la strada ha dei serissimi problemi&#8230; Enormi pozzanghere di fango argilloso aspettano al varco il passante, insidiose e profonde agglomerano ogni cosa osi tentare di attraversarle. Le macchine ci finiscono dentro fino in fondo, come dentro sabbie mobili. L’unico mezzo sicuro sono i piedi&#8230; ma un po’ troppo lento. Quindi si opta per la moto. In moto si attraversano cosi’ stretti cunicoli tra le pozzanghere, ma spesso si finisce dentro, con il fango fino alle ginocchia, si scende dalla moto e si spinge, quello che si dice sudarsi ogni metro&#8230;</p>
<p>Io penso: viva il Congo&#8230;</p>
<p><span id="more-1156"></span></p>
<p>Di fianco alla trada di fango argilloso arancione, una aggrovigliata foresta si estende verdissima con alberi alti come palazzi. Ogni tanto qualcuno di affaccia, donne e bambini spaventati e divertiti dal bianco. Pare che anche qui ci sia qualche pigmeo, i piu’ selvaggi abitatori della foresta. Si lascia il fondovalle per arrampicarsi, pozzanghera dopo pozzanghera, fango dopo fango, sulla cresta delle colline. La foresta attorno e’ meno alta, e si puo’ vedere il paesaggio attorno. Brumose colline verdi, coltivate a tratti, si estendono a perdita d’occhio. Sembrano sonnecchiare nella nebbiolina. Sembrano disabitate. Si arriva infine (gia’ si fa sentire un dolorino alle gambe&#8230;) al nostro progetto: la costruzione della scuola.</p>
<p>La scuola fa due turni perche’ le classi non bastano, ma con le nuove classi faranno un turno solo. Il direttore e’ molto felice di vedermi, mi chiede una macchina da scrivere, e non contento della mia risposta (no&#8230;), mi chiede anche un computer. Tenendo conto che non c’e’ elettricita’ mi sembra una richiesta bizzara&#8230; poi mi dice che in caso comprerebbero un gruppo&#8230; Niente da fare, direttore, non attacca.</p>
<p>Riprendiamo la moto. Con il rumore, le scosse, il paesaggio intorno, i salti, io penso a me stessa. Penso al mio futuro, al contratto che sto discutendo per il rinnovo, all’amore (ma dove e’ finito?? ).</p>
<p>Brum brum brum brum</p>
<p>Ecco all’amore forse si pensa troppo poco in questo ultimo periodo, mi sembra di inaridirmi come la terra sotto al sole del sahel, in quelle polverose strade del Mali. Che calma e che dolcezza alcune giornate in Mali, il profumo di fiori la mattina, le gente sorridente per la trada, i saluti con i vicini, le domeniche di riposo a casa, leggere e guardare film, gli inviti della gente, le serate viziose, gli amici veri. Gli amici, quelli cui puoi dire cio’ che pensi, quello che stai facendo, cio’ che ti preoccupa, quelli a cui puoi telefonare (ah il telefono che funziona&#8230;) e con cui puoi restare ore a chiacchierare, quelli con cui ti puoi scambiare impressioni e esperienze di vita, con cui puoi parlare del lavoro, dell’amore, della vita, del futuro, quelli che e’ un piacere starli a sentire. Quando le persone mi interessavano. Ogni tanto parlo con qualcuno e penso che non mi interessi parlare, io parlo, ascolto, e penso che in realta’ non me ne frega nulla. Mi chiedo se sono gia’ bruciata, come si dice in gergo qui (burned out), ma poi mi dico che forse no&#8230; ma di certo sono un poco incattivita dal Congo. Tutti lo siamo. Il Congo ti incattivisce, ti crea una pelle dura difficile da scalpire. O forse e’ l’eta’. O forse come dice un amico questo lavoro ci fa diventare il peggio di noi stessi, gli aspetti negativi del nostro carattere si esaltano, si accentuano, vengono alla luce e si presentano in tutto il loro splendore. E noi siamo il peggio di noi. Potrebbe essere una teoria. Ma tant’e’ che parlo con le persone e dopo pochi minuti mi annoio. E mi chiedo dove siano finiti gli amici, quelli che e’ un piacere stare ad ascoltare.</p>
<p>Brum brum brum brum</p>
<p>Scendiamo e risaliamo altre colline e ci ritroviamo al dispensario medico. Il medico di guardia ci accoglie e ci fa visitare, ci sono medicine, donne partorienti, sala delle operazioni (brrrr) e un unfermiere. Passiamo la notte li’. Ci sono delle malattie nella zona che non sono immaginabili: peste bubbonica, colera, ebola, meningite&#8230; questi si ammalano di ogni cosa visto che vivono come allo stato di natura&#8230;</p>
<p>Io penso, di nuovo: viva il Congo&#8230;</p>
<p>Al mattino riprendiamo la moto. Dolore alle gambe infinitoooo! Guardo il mezzo con un certo odio maturato durante la notte&#8230; Ma non ci sono alternative e salgo.<br />
Brum brum brum brum brum</p>
<p>La mia nuova collega ha un libro sull’Africa, e il primo capitolo si intitola “il nostro Congo interiore”. Non lo ho letto, ma comincio ad immaginarmi di cosa si tratti. Questa terra totalmente selvaggia, queste persone abbandonate nella foresta&#8230;forse e’ la parte piu’ selvaggia ed istintiva di noi stessi, quel garbuglio di liane e piante verdi in fondo alla nostra anima. Qui si usa il machete quando ci si addentra nella foresta. Sempre, non si lascia la casa senza il machete. E’ una tradizione. Forse bisognerebbe lasciarlo un poco piu’ libero il nostro Congo interiore. Eppure, piu’ conosco questa gente, meno mi appare felice. Ho visto persone vivere in condizioni miserabili, ma mi sembravano felici, sorridenti. Qui no. Forse perche’ la gente ha il carattere nebbioso delle loro colline, o sono stanchi e sfiniti di essere il bersaglio del mondo perche’ hanno avuto la sfortuna di nascere con il culo sull’oro e sui diamanti.</p>
<p>Questa moto mi fa pensare decisamente troppo.</p>
<p>Il grande spiazzo della scuola, nella pianura circondata dalle alture, mi accoglie sorridente. Il direttore esce dalla sesta classe elementare e mi viene incontro. La comutia’ partecipa alla costruzione della nuova scuola. Aspettando il capo villaggio faccio il giro delle classi. I bimbi sono un poco spaventati, e anche gli insegnanti delle volte. Visi di bambini senza denti mi salutano, tutti ordinati con il loro quadernino e la loro matitina. Ammiro i loro genitori, ammiro loro e gli insegnanti. Qui le scuole ho l’impressione che non funzionino male, e che gli allievi imparino. Pecchato che in prima siano 200 e in sesta 15&#8230;</p>
<p>Il capo villaggio si presenta; un vecchio vestito come un bluesman anni 30 di Miami, con tanto di berretto e scarpe lucide. Entra impetuosamente dettando al direttore della scuola una lettere per chiedere alle autorita’ i vestiti per i giocatori di calcio, comprese le scarpette. Dice che hanno una squadra di calcio fortissima. Dice che lui costringe tutti a lavorare nel cantiere, e a partecipare alla costruzione, che la sua popolazione e’ attiva. E’ simpaticissimo. Io gli dico che gli finanzio le magliette per i giocatori, ma non le scarpe. Evvai, una cosa poco professionale, ma il bluesman e’ davvero troppo simpatico per non comprare 20 magliette di calcio al mercato in europa. Eppoi, cavolo, dopo un poco qualcosa di poco professionale di potra’ fare, no??? Ecchissenefrega! “ma non hai anche qualche cosa per me che sono un buon capo?” “ ma come, gia’ ti compro le magliette per i giocatori!” “ah ok, va bene, allora ti ringrazio! Pero’ sono un buon capo, sappilo, che la gente qui lavora e va a prendere le pietre per la scuola anche molto lontano!” “sei un buon capo e la tua gente ti ringraziera’ per la scuola, vedrai! Ed e’ vero che i lavori</p>
<p>qui vanno avanti celermente, anche se dobbiamo bloccarli fino a quando n</p>
<p>on finiscono la strada, perche’ non possiamo venire qui con il camioncino” “si’ ma prendi bene nota, che i giocatori sono 22: hai scitto? E quando vai in europa?” “capo, ho preso nota, ma dovrai aspettare perche’ non so quando andro’ in europa la prossima volta” “ah ok va bene, questa e’ per te” E mi porge una gallia, una bella gallina viva.</p>
<p>E adesso che facciamo con la gallina??</p>
<p><a href="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/2009/06/4f0fd335735cee3911d849a2b431697f_medium.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1157" title="4f0fd335735cee3911d849a2b431697f_medium" src="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/2009/06/4f0fd335735cee3911d849a2b431697f_medium-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Su e giu’ per la collina.</p>
<p>Burm brum brum brum</p>
<p>Non possiamo legare la gallina dietro e me la devo portare addosso. La gallia sta tra me e il mio autista della m</p>
<p>oto, ma ad ogni pozzanghera di sei metri, e ad ogni salto penso di averle spezzato il collo, l’autista si gira preoccupato&#8230; ma no, lei e’ sempre viva. Pozzanghera, controllo, e’ viva. Pozzanghera, controllo, e’ viva. Pozzanghera, controllo, e’ viva. Il tempo passa piu’ velocemente. Io a piedi con la gallina, la moto spinta dall’autista nel fango. Davanti a noi il migliore del mio staff, papa Busha, un uomo anziano (50!) che poverino con la moto fatica parecchio. E puf, papa Busha e’ caduto. Vecchio ti aiutiamo (“vecchio” sottolinea il rispetto). Ed aiutiamo il vecchio. Puf, il vecchio e’ rimasto nel fango. E aiutiamo il vecchio. E gli diciamo: &#8220;vecchio, vedrai che andra’ bene e che arriveremo in fondo!&#8221;. E lui mi dice: &#8220;figlia mia, questo merita un premio!&#8221;</p>
<p>Alla sera io, la gallina, il vecchio e l’autista dormiamo in un albergo del villaggio delle miniere, con un travestito che lo gestisce (e’ la prima volta in africa che vedo un travestito!), e serve coca-cola a tutti. Questo e’ il premio per la faticata.</p>
<p>Ora mi tengo la gallina nel mio giardino e aspetto che faccia l’uovo. Ma e’ ancora sconcertata dal difficile viaggio per cui non vuole deporre. Sto pianificando la costruzione del pollaio.</p>
<p><em>Agata</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>On est pauvre financièrement mais très riche dans notre tête. Vive le Mali !</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 09:02:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nico</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div align="right">Bamako, 19-09-2007, 17.45</div>
<p>Cari tutti,<br />é molto tempo che non scrivo, e non so da dove cominciare. In questi giorni ho fatto tante cose e ne ho imparate tante altre che non so nemmeno come fare a metterle tutte nero su bianco. Forse il criterio migliore per riordinare le idee è quello cronologico, anche se certamente è il più noioso<br />Per prima cosa vi racconto della gita che ho fatto. Sono andata in un piccolo paesino vicino a Bamako, e per la prima volta ho visto la vita rurale. Il paesino si chima Sibi, a circa 60 km dalla capitale. Sono 60 km metà asfaltati e metà no. Sembrano pochissimi, ma arrivarci è un vero viaggio. Abbiamo preso un furgoncino e ci siamo così diretti verso la frontiera con la Guinea. Il furgoncino è come un sotrama, solo un po&#8217; più grande. Arrivati a Sibi siamo stati in uno di questi campement, abbiamo dormito in stanzette con il tetto di paglia. </p>
<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image"><a href="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_200907.html" onclick="window.open('http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_200907.html','popup','width=240,height=180,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><img src="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_200907-thumb-200x150.jpeg" alt="bamako_200907.jpeg" class="mt-image-left" style="margin: 0pt 20px 20px 0pt; float: left;" height="150" width="200" /></a></span></p>
<p>L&#8217;accampamento è un&#8217;opera della famosa cooperazione internazionale, c&#8217;era una pompa d&#8217;acqua a mano, proprio come quelle che abbiamo studiato, e ci si faceva la doccia riempiendo un secchio. Per me nulla di nuovo! Abbiamo ordinato la cena per la sera, e i gestori hanno ucciso un pollo e ce lo hanno cucinato. Così la notizia della presenza di turisti si è diffusa in tutto il villaggio nel giro di poco: tutti inseguivano i polli per ucciderne uno per noi! Oltre a pagare la notte si paga anche una tassa che va alla comunità intera del villaggio e la gestione del campement è comunitaria. La luce elettrica è ricavata da un pannello solare che la sera permette l&#8217;accensione di un piccolo neon. Questa è tutta l&#8217;illuminazione che c&#8217;è. Non vi dico le stelle enormi che si vedevano, con la via lattea in prima fila, sembrava che ti cadessero addosso da quanto erano grandi. Alla sera i guardiani, o gestori del posto, hanno suonato il balafon ed è stata un&#8217;esperienza bellissima, hanno improvvisato versi blues (dicono che questa musica sia l&#8217;antenata del blues americano, ed è proprio vero) con parole che cantavano massime morali di comportamento, ma anche della nostra presenza e abbiamo riconosciuto i nostri nomi in alcune frasi. Uno di loro traduceva per noi quello che l&#8217;altro cantava. È stata una cosa emozionante. Mi hanno dato anche un nome maliano, cosa che si usa fare con i toubab. Adesso mi chiamo Aminatà Kamarà, e sono una malinkè, cioè il popolo del regno mandingo. Ora posso dire che mi chiamo Aminatà, ed è decisamente meglio, perché Agata non lo capisce nessuno.<br />Qui l&#8217;importante però è il nome di famiglia, dal quale si può, in linea di massima, dedurre l&#8217;etnia e dall&#8217;etnia le amicizie o le inimicizie con la propria famiglia. Si chiama cousinage: le famiglie tra loro si dicono cugine quando sono molto vicine, ed sono così tanto amiche che possono permettersi di scherzare tra loro, prendersi in giro e parlare male gli uni degli altri, sempre scherzando. I membri di un clan, per esempio, non potranno mai andare a rivendicare un credito ad un clan cugino. Quindi ogni volta che io dico il mio nome di famiglia maliano ci sono reazioni più o meno accese da parte di chi ascolta, e chi dice che il mio nome non va bene è un cugino, appartiene ad un clan vicino al mio e che quindi si può permettere di dire per scherzo che il mio nome non va bene e che i Kamarà sono tutti ladri oppure altre cose brutte, che invece sottointendono grande amicizia e sostanziali complimenti. È complicato da spiegare, e anche se lo avevo letto non riuscivo a capire bene. Me lo sono fatto rispiegare da un mio collega maliano che aveva reagito male al mio nome. Sostanzialmente lo approvava fortemente. Sono pazzi questi maliani!!</p>
<p><span id="more-921"></span><br />
<span class="mt-enclosure mt-enclosure-image"><a href="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_200907_2.html" onclick="window.open('http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_200907_2.html','popup','width=180,height=240,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><img src="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_200907_2-thumb-200x266.jpeg" alt="bamako_200907_2.jpeg" class="mt-image-left" style="margin: 0pt 20px 20px 0pt; float: left;" height="266" width="200" /></a></span></p>
<p>Ma torniamo alla gita. Di giorno siamo andati, con una vecchia guida<br />
locale, a fare una camminata tra i boschi e ci siamo inerpicati fino<br />
alle falesie. Le falesie dei monti mandinghi si alzano d&#8217;improvviso<br />
sopra ad una pianura verdissima in questa stagione, sulla quale cresce<br />
una foresta di alberi di mango e di karitè. La falesia ad un certo<br />
punto forma un arco naturale di roccia, enorme, sarà grande come l&#8217;arco<br />
di trinfo a Parigi, dicono i francesi. Ci siamo arrampicati fino a<br />
sopra all&#8217;arco ed abbiamo ammirato l&#8217;infinito. L&#8217;impressione è davvero<br />
quella di vedere non l&#8217;orizzonte, ma l&#8217;infinito. Uno spettacolo<br />
mozzafiato. Se vi avevo detto di avere visto la magnificenza della<br />
natura qui intorno, quello che ho visto adesso è moto più della<br />
magnificenza della natura, è la grandiosità della violenza della Vita,<br />
il crescere rigoglioso del Mondo.</p>
<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image"><a href="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_200907_3.html" onclick="window.open('http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_200907_3.html','popup','width=500,height=375,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><img src="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_200907_3-thumb-200x150.jpeg" alt="bamako_200907_3.jpeg" class="mt-image-left" style="margin: 0pt 20px 20px 0pt; float: left;" height="150" width="200" /></a></span></p>
<p>Non so nemmeno trovare le parole per descrivere il paesaggio che ho<br />
visto. I manghi succulenti appesi a questi alberi enormi, il piccolo<br />
villaggio di case ordinate e dipinte dalle quali fanno capolino molti<br />
bambini, le donne intente nei lavori, i polli e le capre. Gli abitanti<br />
del villaggio sono tutti gentilissimi, sembrava quasi surreale ed é<br />
stato molto emozionante conoscre il capo villaggio. I bambini ti<br />
salutano tutti, alcuni ridono tantissimo, altri hanno decisamente paura<br />
tanto da scoppiare a piangere alla vista di questo strano uomo bianco.<br />
Alcuni bambini impavidi si spingono persino a toccarti la mano e poi<br />
guardano la loro manina nera sul palmo della tua mano bianca e<br />
rimangono strabiliati.</p>
<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image"><a href="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_200907_4.html" onclick="window.open('http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_200907_4.html','popup','width=240,height=180,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><img src="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_200907_4-thumb-200x150.jpeg" alt="bamako_200907_4.jpeg" class="mt-image-left" style="margin: 0pt 20px 20px 0pt; float: left;" height="150" width="200" /></a></span></p>
<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image"><a href="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_200907_5.html" onclick="window.open('http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_200907_5.html','popup','width=240,height=180,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><img src="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_200907_5-thumb-200x150.jpeg" alt="bamako_200907_5.jpeg" class="mt-image-left" style="margin: 0pt 20px 20px 0pt; float: left;" height="150" width="200" /></a></span></p>
<p>Al mercato del villaggio abbiamo comprato delle stoffe che mi<br />
serviranno sabato, spero, per farmi cucire un vestito e per abbellire<br />
la casa.</p>
<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image"><a href="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_200907_6.html" onclick="window.open('http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_200907_6.html','popup','width=240,height=180,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><img src="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_200907_6-thumb-200x150.jpeg" alt="bamako_200907_6.jpeg" class="mt-image-left" style="margin: 0pt 20px 20px 0pt; float: left;" height="150" width="200" /></a></span></p>
<p>Abbiamo contrattato il prezzo con una signora, che alla fine ha detto<br />
le frasi di rito: &#8220;adesso siamo tutti sudati a forza di discutere, che<br />
i tessuti vi portino felicità e buone cose&#8221;.<br />
Ecco, le buone cose.<br />
Prendo spunto da questo per raccontare cosa mi sta piacendo della gente<br />
qui. Per salutarsi ci si chiede: come stai? E poi i saluti vanno avanti<br />
per un po&#8217;. Ma ho scoperto che non è solo un rituale, è proprio vero<br />
interesse per come sta il nostro prossimo, e più passa il tempo più<br />
questa cosa mi sembra meravigliosamente bella, mi sembra<br />
meravigliosamente attenta all&#8217;altro. Ci si chiede, nell&#8217;ordine:</p>
<blockquote><ul>
<li>Come stai?</li>
<li>Come è andata la notte (se è mattina)?</li>
<li>Come è andata la giornata (se è sera)?</li>
<li>E la salute come va?</li>
<li>E la famiglia come sta?</li>
<li>E gli affari come vanno?</li>
<li>E le buone cose?</li>
</ul>
</blockquote>
<p>
Questa domanda mi piace un sacco, pensateci: le buone cose? Sono state<br />
numerose, ci sono state, proseguono bene? E io ogni sera mi chiedo se<br />
nella mia giornata ci siano state buone cose e se quelle del giorno<br />
prima stiano continuando. Mi sembra una cosa bellissima da chiedere, le<br />
buone cose. Sto imparando questi saluti in bambara, piano piano li<br />
imparo, non è facile perché anche le risposte sono diverse da uomo e<br />
donna, e poi ci devono essere anche altri saluti che io non so e ogni<br />
volta se ti sentono parlare in bambara allora, felici, i maliani ti<br />
sciorinano altri saluti e tu rimani interdetta di fronte a frasi che<br />
non consoci. Non è facilissimo. Comunque le bune cose si dicono<br />
co-kaain. Non so se si scrive così ma si pronuncia più o meno così.<br />
La visita nel villaggio di Sibi mi ha lasciata davvero a bocca aperta,<br />
per la bellezza del posto e per la gentilezza della gente, per la<br />
sorpresa dei bambini nel vederti, per le bellissime case rurali<br />
dipinte, per il nero pesto della notte, per i racconti e le musiche.<br />
Sospendo la descrizione del weekend, perché potrei raccontarvi di come<br />
la banca mondiale abbia finanziato il progetto della strada asfaltata<br />
che non è ancora terminata nonostante fosse prevista la chiusura dei<br />
lavori nel 2004, potrei raccontarvi di come la società che ha fatto la<br />
strada abbia preferito impiegare manodopera immigrata sfruttatissima<br />
invece di quella locale e di come questo abbia procurato numerose<br />
gravidanze indesiderate nel villaggio, di come i lavori abbiano deviato<br />
il corso del fiume creando pozze d&#8217;acqua che hanno alzato l&#8217;incidenza<br />
della malaria e impennato la mortalità infantile. Ma non ho voglia di<br />
raccontare tutto questo.<br />
Ho voglia invece di raccontarvi il seguito della mia settimana.<br />
Il mio lavoro va avanti ed è stata un&#8217;intensa settimana di net working.<br />
Sto cercando di non frequentare più solo i ragazzini in visita post<br />
coloniale, anche se ogni tanto sfrutto la loro piscina. Questi ragazzi<br />
alle volte stupiscono per il loro razzismo. Si comportano come i loro<br />
nonni colonizzatori, come i padroni del mondo. Vivono con un livello di<br />
vita che in Francia non potrebbero permettersi mai, e sono qui proprio<br />
per questo. La Francia li paga profumatamente per lavorare in aziende<br />
private e mette loro a disposizione vari servetti e altre accomodations<br />
tipo macchina e casa. Ho cercato quindi vedere anche altra gente, ed ho<br />
incontrato spagnoli e canadesi della croce rossa, uno spagnolo di MSF e<br />
una ragazza di ACF. Molto interessante, i cooperanti veri e propri.<br />
Anche loro non si mescolano per nulla con la popolazione ed erano<br />
stupitissimi di come io abitassi in un appartamento e prendessi il<br />
sotrama per andare al lavoro. Da tanti anni girano il mondo e sono un<br />
po&#8217; sradicati. Raccontano delle situazioni di crisi umanitaria e di<br />
come invece si stia bene qui in Mali.<br />
Oggi ho anche visitato l&#8217;ambasciata degli Stati Uniti. Ragazzi, il<br />
lusso è inimmaginabile. È una costruzione tutta in marmo o granito<br />
rosa, dentro l&#8217;aria che si respira è americana, i controlli di<br />
sicurezza sono una cosa estenuante. L&#8217;ambasciata è circondata da un<br />
soffice strato di erbetta verde, sembra importata dall&#8217;Inghilterra. Il<br />
lusso all&#8217;interno è una cosa incredibile. Gli americani che ci lavorano<br />
dentro, barricati, credono comunque di fare un gran bene al mondo,e<br />
quelli che ho incontrato io pensano di salvare i rifugiati del Mali.<br />
Danno loro un piccolo manuale su come si vive negli USA e li<br />
costringono a compilare complicatissimi moduli in inglese, non<br />
tradotti, che devono essere compresi e compilati in inglese, per legge.<br />
Sempre con l&#8217;aria di chi vuol fare del bene ai rifugiati. Mi viene in<br />
mente il film Nuovo Mondo. Mi immagino questi maliani chiamati dalle<br />
famiglie (si tratta di ricongiungimenti familiari ) residenti in<br />
america che entrano in questo palazzo del bengodi e che si immaginano<br />
che in USA ci siano dei frutti enormi, degli alberi che fabbricano<br />
monete e che la gente si faccia il bagno nel latte. Anche io mi<br />
aspetterei un&#8217;america coperta d&#8217;oro se non la avessi vista con i miei<br />
occhi, e non avessi visto l&#8217;onnipresente povertà dei clochard nelle<br />
strade di San Francisco.<br />
Per il resto, per quanto riguarda il settore più personale, posso dire<br />
che la mia casa ha subito finalmente la tanto sperata svolta. Ho le<br />
zanzariere alle finestre, cosa che non impedisce solo alle zanzare di<br />
entrare, ma anche ai famosi pipistrelli giganti di farmi visita. Ho il<br />
letto di bambù ed il materasso di gommapiuma. Il letto è dotato di<br />
zanzariera ed adesso dormo come una principessa con il baldacchino<br />
(grazie a Kiki della zanzariera che ho potuto appendere sul letto). Mi<br />
sono spostata nella camera più fresca e riparata della casetta. Ho<br />
ordinato anche il tavolo e le sedie. Ho costruito un divano con i<br />
materassi in paglia e lo ho coperto con le stoffe di Sibi. La vita<br />
prosegue, con tranquillità, come sempre.<br />
Un saluto a tutti, come al solito ai cooperanti allo sbaraglio nel<br />
mondo e in Italia, ai non cooperanti che ci seguono e ai parenti che ci<br />
leggono con affetto.<br />
KO-KAAIN a tutti!</p>
<p><i>Agata</i></p>
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		<title>Auguri</title>
		<link>http://www.sabbia.org/blog/2007/09/14/auguri/</link>
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		<pubDate>Fri, 14 Sep 2007 11:57:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nico</dc:creator>
				<category><![CDATA[In viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[cooperazione]]></category>
		<category><![CDATA[ramadam]]></category>

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		<description><![CDATA[
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			<content:encoded><![CDATA[<div align="right">Bamako, 14-09-2007, 12.54</p>
</div>
<p>I&#8217;m pleased to send greetings and best wishes to my colleagues around the world celebrating Ramadan.<br />I wish you a peaceful Moubarak Ramadan.</p>
<p><i>Agata</i></p>
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		<title>Diario di una cooperante (4)</title>
		<link>http://www.sabbia.org/blog/2007/09/06/diario-di-una-cooperante-4/</link>
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		<pubDate>Thu, 06 Sep 2007 17:33:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nico</dc:creator>
				<category><![CDATA[In viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[bamako]]></category>
		<category><![CDATA[cooperazione]]></category>
		<category><![CDATA[mali]]></category>

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		<description><![CDATA[
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			<content:encoded><![CDATA[<div align="right">Bamako, 06-09-2007, 13.38
<div align="left">Ciao ragazzi,<br />oggi ho proprio voglia di scrivere, e così eccomi qui. È buffo che io non mi trovi piu&#8217; a mio agio con la tastiera del mio computer italiano, abituata come sono a mettere gli accenti con l&#8217;apostrofo e a schiacciare la a dove noi abbiamo la q &#8230; faccio degli sforzi per riabituarmi alla tastiera italiana, forse è davvero troppo tempo che non scrivo.</p>
<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image"><a href="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_0609_1.html" onclick="window.open('http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_0609_1.html','popup','width=500,height=374,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><img src="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_0609_1-thumb-200x149.jpeg" alt="bamako_0609_1.jpeg" class="mt-image-left" style="margin: 0pt 20px 20px 0pt; float: left;" height="149" width="200" /></a></span></p>
<p>Ebbene sì, in questi giorni ho lavorato molto. Non che abbia già l&#8217;impressione che il mio lavoro sia utile, ma comincio ad imparare un po&#8217; di cose, comincio a capire un po&#8217; come muovermi in ufficio ed ho sempre più mansioni affidate. Il 10 settembre andrò alla mia prima conferenza internazionale, una conferenza organizzata dall&#8217;UNESCO sull&#8217;alfabetizzazione. Usero&#8217; il tailleur che mi sono portata per queste eventualità!<br />Il mio lavoro consiste nel correggere alcuni progetti, nel cercare di scriverne di nuovi e nel seguire la messa in pratica del progetto di cui sono assistente. Imparo molte cose effettivamente, soprattutto sul ONUridottoMali.</div>
</p></div>
<p><span id="more-915"></span><br />
<span class="mt-enclosure mt-enclosure-image"><a href="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_0609_2.html" onclick="window.open('http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_0609_2.html','popup','width=240,height=180,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><img src="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_0609_2-thumb-200x150.jpeg" alt="bamako_0609_2.jpeg" class="mt-image-left" style="margin: 0pt 20px 20px 0pt; float: left;" height="150" width="200" /></a></span>
<div>
<p>In effetti ho l&#8217;impressione che quello che abbiamo studiato sia una buona base per scrivere dei progetti, nel senso che ci hanno dato gli strumenti per sapere come si fa. Quello che a me manca sono i contatti sul campo, per esempio per trovare dei parters nei progetti io non sono affatto autonoma, il capo progetto deve telefonare a chi conosce e muovere i suoi contatti. Per trovare i luoghi dove svolgere i progetti , per fare un altro esempio, la conoscenza teorica del mali non basta. Il capo progetto mi sa dire in quali luoghi c&#8217;è una più forte emigrazione, e in quali altri ci sono molti progetti in atto e quali invece sono più dimenticati. Questo è interessante. L&#8217;ufficio dell&#8217;OIM infatti a Bamako non c&#8217;è da molto tempo, ed è in una fase di espansione e di fermento, nascono progetti, idee e richieste di finanziamento. Visto che l&#8217;OIM non fa parte delle nazioni unite deve, per i finanziamenti, comportarsi quasi come una ONG e cercarli dai governi o dai finanziatori, che alle volte sono proprio le UN. Però è anche un&#8217;organizzazione internazionale affiliata alle UN, e come tale rientra nel mondo ONU. Riceviamo le mail di sicurezza delle UN e siamo presenti nelle conferenze internazionali, veniamo chiamati dai ministri del governo del Mali quando devono fare delle comunicazioni alla comunità internazionale presente nel paese.<br />Il Mali è una ex colonia francese, ma molto spesso in prefisso ex pare non ci sia. I francesi qui si comportano come a casa loro. Controllano tutto quello che succede nel paese, e sono presenti in ogni attività internazionale o come cooperazione francese oppure come organizzazione internazionale della francofonia, che poi sono sempre loro. Sono i francesi che controllano le attività delle UN. I loro grandi concorrenti qui sono gli americani, con USAID. L&#8217;ambasciata americana è ENORME, gigantesca, ed in espansione. Si trova vicino al mio ufficio, ed è davvero impressionante. Ci sono moltissimi programmi portati avanti dagli USA, che sono presentissimi sul territorio. La mia impressione è che qui si veda direttamente la concorrenza tra Francia e America, e si capisca anche di più il motivo della rivalità. Gli Stati Uniti tendono a volersi espandere in questa parte di Africa, che invece la Francia vuole continuare a controllare. Quindi i due ambasciatori vanno in giro a braccetto, ma poi nella pratica si fanno la guerra. Visto che l&#8217;IOM è controllata strettamente dagli USA, la Francia tende a metterci i bastono tra le ruote. L&#8217;esagono preferisce fare i progetti lei stessa, direttamente, o almeno affidarli alle nazioni unite che sono un po&#8217; meno controllate dagli USA, o almeno quasi a pari merito con loro data la presenza nel CDS dei due paesi. Personalmente non ho simpatia né per i vecchi colonizzatori né per quelli che vorrebbero essere i nuovi. Ad ogni modo questo comportarsi da padroni non è per nulla condivisibile, ne&#8217; simpatico.<br />Qui c&#8217;è un gran can can di tutti gli attori della cooperazione che abbiamo studiato teoricamente, dalle ong alle UN, per passare dai governi e dalla banca mondiale. C&#8217;è anche una forte presenza di Microsoft come grande donor. Tutti si danno da fare per avere un angolino, uno spazietto in quello che qui appare proprio come il gran business della cooperazione. I maliani devono solo rispettare le regole imposte dalla comunità internazionale, quindi rispettare i tempi delle calls o dei bandi per esempio ed essere celeri nel chiedere. Queste regole tra l&#8217;altro cozzano contro la cultura locale, che non conosce tempi, né scadenze. Inoltre i maliani usano il solo potere che gli è rimasto: quello di scegliere i progetti con i quali collaborare e ammiccare verso uno o l&#8217;altro degli attori internazionali in pista. Il risultato è che sembra che tutto quello che si fa qui sia totalmente auto referenziale, e mi chiedo che motivo dovrebbero avere i governanti del mali presenti e futuri di uscire dal sottosviluppo. In effetti le classi dirigenti, di questa presenza internazionale, hanno solo da guadagnarci, e il loro senso di responsabilità verso i cittadini secondo me viene a mancare. Certo non tutto quello che si fa è inutile, sono sicura che i progetti per i bambini di strada danno sollievo a molti bambini vittime della povertà, e che i progetti dell&#8217;IOM contro il traffico di minori, o per la reinserzione dei ritornati in Mali o il rimpatrio degli irregolari che ne fanno richiesta portino certamente del sollievo ai beneficiari. Mi sembra però, e con questo scopro davvero l&#8217;acqua calda, che tutta questa presenza internazionale massiccia, non faccia che togliere autonomia e senso di responsabilità al Mali stesso. Forse crea una ragione in più per vivere di aiuti e per non essere autonomi. Alla fine tutto questo can can è una maniera, nemmeno troppo celata, per fare di un paese autonomo una sostanziale colonia, sotto l&#8217;egida delle UN.<br />Con questo non voglio dire che mi fa schifo quello che faccio. In realtà, forse cinicamente dopo quello che ho detto, mi piace quello che faccio. Mi piace meno quello che vedo. Credo che in un certo modo le cose si possano cambiare, non so ancora come, e spero di capirlo presto. Ad ogni modo preferisco un lavoro del genere piuttosto che un lavoro in un&#8217;azienda petrolifera, che fa esplicitamente del male. Mi piace l&#8217;idea che sto imparando come funziona questo mondo, lo sto vedendo con i miei occhi, perché questo mi può dare modo di cambiarlo, dal di dentro, da chi crede fermamente che le nazioni unite nel mondo dovrebbero avere più potere e un ruolo diverso, che possano diventare in fondo un&#8217;istituzione neutrale e libera, e che si possa ancora lavorare in questa direzione. Tutto quello che vedo in realtà non mi stupisce, dopo l&#8217;anno che ho passato all&#8217;ISPI che mi ha tolto l&#8217;illusione della cooperazione buona, e mi ha insegnato che la cooperazione internazionale è &#8220;un modo di fare politica estera con altri mezzi&#8221;, come la guerra, citando il nostro caro Shunk.<br />&nbsp;<br />Nella pratica. Oggi i ragazzi francesi miei dirimpettai volevano un po&#8217; viziarsi, e volevano mangiare bene. Mi hanno trascinata in un ristorante chic di Bamako, che è proprio a due passi da casa mia. All&#8217;ingresso troneggiava una macchina di rappresentanza statunitense, con tanto di bandierine a stelle e strisce davanti e di vetri oscurati. All&#8217;interno il locale era di un&#8217;eleganza europea, pochi tocchi africani. Gli avventori erano tutti bianchi, TUTTI. Una grande tavolata ospitava il console francese e quello statunitense, con le loro corti. Il cibo era tutto rigidamente francese, si trovava anche la raclette e la tartare. Per 20 euro, che qui è una cifra enorme, abbiamo mangiato antipasto, piatto principale e dolce, bevuto del Côte Du Rhone, mangiato il gelato affogato nel cioccolato (non io). C&#8217;era tutta la borghesia europea residente qui, vecchie signore ingioiellate con un tocco di esotismo addosso, che qui fanno le padrone con i loro mariti in vestito blu o in tenuta quasi coloniale. È interessante vedere l&#8217;esistenza di posti del genere, per poi non tornaci mai più&#8230; Preferisco i maqui bui frequentati da maliani dove trovi calore umano, sporcizia, video musicali alla tv e semplici spiedini con banane fritte e birra fredda. Ma questo mi sembra ovvio, non c&#8217;è nemmeno bisogno che ve lo dica.</p>
<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image"><a href="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_0609_3.html" onclick="window.open('http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_0609_3.html','popup','width=500,height=375,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><img src="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_0609_3-thumb-200x150.jpeg" alt="bamako_0609_3.jpeg" class="mt-image-left" style="margin: 0pt 20px 20px 0pt; float: left;" height="150" width="200" /></a></span></div>
<div>
<p>- <em>Al tramonto lungo il Niger -</em></p>
<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image"><a href="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_0609_4.html" onclick="window.open('http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_0609_4.html','popup','width=240,height=179,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><img src="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_0609_4-thumb-200x149.jpeg" alt="bamako_0609_4.jpeg" class="mt-image-left" style="margin: 0pt 20px 20px 0pt; float: left;" height="149" width="200" /></a></p>
<p></span></div>
<div>
<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image"><a href="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_0609_5.html" onclick="window.open('http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_0609_5.html','popup','width=240,height=179,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><img src="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_0609_5-thumb-200x149.jpeg" alt="bamako_0609_5.jpeg" class="mt-image-left" style="margin: 0pt 20px 20px 0pt; float: left;" height="149" width="200" /></a></span></div>
<div>
<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image"><a href="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_0609_6.html" onclick="window.open('http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_0609_6.html','popup','width=240,height=179,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><img src="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_0609_6-thumb-200x149.jpeg" alt="bamako_0609_6.jpeg" class="mt-image-left" style="margin: 0pt 20px 20px 0pt; float: left;" height="149" width="200" /></a></span></p>
<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image"><a href="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_0609_7.html" onclick="window.open('http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_0609_7.html','popup','width=240,height=179,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><img src="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_0609_7-thumb-200x149.jpeg" alt="bamako_0609_7.jpeg" class="mt-image-left" style="margin: 0pt 20px 20px 0pt; float: left;" height="149" width="200" /></a></span></p>
<p>Come è facile immaginare, qui i tempi sono dilatati in tutto, e io mi trovo a mio agio nel dare gli appuntamenti &#8220;tra le 10 e le 11&#8243;. L&#8217;unico problema si pone quando queste inadempienze cozzano tremendamente contro i miei bisogni reali. Per esempio il livello tecnologico della mia casa stenta a decollare. Ho comandato delle zanzariere per le finestre, che dovevano arrivare ieri, ma che arriveranno venerdì, dopo la preghiera, Inshallah, se Dio vuole. Il mio letto anche doveva arrivare mercoledì, ma non se ne sa più nulla. Per la stessa cifra che ho speso in una sera al ristorante, cosa che non farò mai più, ho comandato un letto in bambù. Il fabbricante però è sparito nel nulla, io comincio a temere che dovrò aspettare 6 mesi per averlo, come le mie coinquiline che hanno avuto i mobili il giorno stesso che se ne sono andate. Quindi continuo a dormire nel materasso riempito di paglia per terra nella camera. La cosa non è gradevole, dormo molto male e il mio umore ne risente. Sono molto arrabbiata con il venditore di letti, alla fine io sono una toubab e per queste cose me la prendo un po&#8217;. Per quanto sia siciliana, elastica ed interculturale di formazione, non c&#8217;è nulla da fare: volevo dormire in un letto comodo e non essere assalita dalle zanzare. Ma chissà quando arriverà il momento delle comodità&#8230;<br />Però sono riuscita a comprare un frigorifero che funziona, di seconda mano, piccolo, ma mi basta per tenere le cose al fresco, quindi ho mangiato a casa per quasi tutta la scorsa settimana. Questo ha rinforzato tremendamente le mie difese immunitarie e la mia flora intestinale tanto che passata la malattia del viaggiatore adesso sto benissimo e posso mangiare tutto quello che voglio, evitando ovviamente l&#8217;acqua del rubinetto che so mi farebbe ripiombare del mal di pancia più nero. Fisicamente adesso mi sento davvero benissimo.</p>
<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image"><a href="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_0609_8.html" onclick="window.open('http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_0609_8.html','popup','width=240,height=179,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><img src="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_0609_8-thumb-200x149.jpeg" alt="bamako_0609_8.jpeg" class="mt-image-left" style="margin: 0pt 20px 20px 0pt; float: left;" height="149" width="200" /></a></span></p>
<p>La grande rivoluzione tecnologica della casa è però la mia doccia calda. Infatti in casa non c&#8217;è uno scaldabagno. I primi giorni non mi sono resa conto della sua assenza perché faceva caldo e la doccia fredda era una cosa naturale. Adesso però, con la stagione delle piogge avanzata, la temperatura è scesa e per lavare i miei lunghi capelli l&#8217;acqua fredda è davvero un tormento. Così mi sono costruita una doccia calda. Riscaldo l&#8217;acqua con il gas e la metto in un secchio, la porto in bagno e la mescolo con acqua fredda e così riempio tutto il secchio di fantastica acqua tiepida. Con una grande mestolo ricavato da una zucca, che ho comprato da una signora al mercato, mi verso l&#8217;acqua addosso con grande piacere e soddisfazione. La doccia che mi sono costruita funziona benissimo, il mestolone è davvero adatto all&#8217;uso e per fare tutto questo ci metto pochissimi minuti. Fantastico!</p>
<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image"><a href="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_0609_92.html" onclick="window.open('http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_0609_92.html','popup','width=365,height=286,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><img src="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_0609_9-thumb-200x156.jpeg" alt="bamako_0609_9.jpeg" class="mt-image-left" style="margin: 0pt 20px 20px 0pt; float: left;" height="156" width="200" /></a></span><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image"><a href="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_0609_91.html" onclick="window.open('http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_0609_91.html','popup','width=365,height=286,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><br /></a></span></p>
<p>Il prossimo fine settimana con i francesi andiamo a fare una breve gita fuori Bamako, pare che ci siano delle bellezze naturali, un arco di roccia e delle cascate, in un paesino qui intorno. Ho davvero voglia di vedere i dintorni e sono contenta che loro, che ci sono già stati, mi mostrino un po&#8217; come muovermi qui, anche se i loro consigli alle volte vanno presi con cautela dato che si tratta di ragazzini a cui ho dovuto dare le basi di igiene (tipo &#8220;non camminare con gli infradito anche se lo fanno i maliani perché ad ogni ferita al piede ti viene un&#8217;infezione&#8221; oppure &#8220;non bere l&#8217;acqua del rubinetto altrimenti devi prendere un&#8217;altra volta gli antibiotici&#8221;, o ancora &#8220;spruzzati l&#8217;anti zanzara perché anche se prendi il lariam il palu &#8211; la malaria &#8211; è sempre in agguato da queste parti&#8221; ed altre sciocchezze simili).</p>
<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image"><a href="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_0609_10.html" onclick="window.open('http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_0609_10.html','popup','width=500,height=374,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><img src="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_0609_10-thumb-200x149.jpeg" alt="bamako_0609_10.jpeg" class="mt-image-left" style="margin: 0pt 20px 20px 0pt; float: left;" height="149" width="200" /></a></span></p>
<p>- <em>Questo é l&#8217;unico grattacielo di Bamako, con un arcobaleno sullo sfondo</em> -</p>
<p>Ragazzi per questa volta è tutto, gioie e dolori della cooperazione internazionali visti dal field. La cosa incredibile è che qui ho incontrato una ragazza che ha fatto il master dell&#8217;ispi nel 2003, una francese of course, e anche un mio docente dell&#8217;università francese con cui avevo seguito i corsi di migrazioni e relazioni interetniche a Parigi e per cui io avevo fatto una malattia all&#8217;epoca. Domani spero di chiamarlo e poterlo incontrare al più presto.<br />Un saluto a tutti voi, mi mancate un sacco da qui, e un saluto anche a Valelona &#8211; ebbene sì, ti chiamiamo così &#8211; che ho saputo leggere il nostro blog. Saluto anche tutti i lettori non cooperanti che ci leggono e ci seguono con affetto in queste nostre avventure. Un abbraccio africano a tutti,<br />INICE&#8217;!</p>
<p><i>Agata</i></div>
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		<title>Diario di una cooperante (3)</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Aug 2007 17:18:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nico</dc:creator>
				<category><![CDATA[In viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[bamako]]></category>
		<category><![CDATA[cooperazione]]></category>
		<category><![CDATA[mali]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<div align="right">Bamako, 30-08-2007, 12.10</div>
<p>Ciao a tutti,</p>
<p>ecco un aggiornamento da Bamako, sempre west Africa. Anche qui, come dice il nostro caro Obi che saluto tanto, non é facile fare fotografie. I maliani si arrabbiano, spesso chiedono soldi per farsi fotografare. Ad ogni modo non amano per nulla essere ripresi. Quindi la sola cosa che posso fare é rubare delle foto quando non sono vista.</p>
<p>Ed ecco quindi tutte per voi le foto dei SOTRAMA, non sono gran che ma sono le foto che ho potuto fare di nascosto dalla 4&#215;4 dell&#8217;OIM.</p>
<p><span id="more-914"></span><br />
I SOTRAMA sono i furgoncini verdi che si vedono.</p>
<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image"><a href="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_3008_1.html" onclick="window.open('http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_3008_1.html','popup','width=360,height=270,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><img src="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_3008_1-thumb-200x150.jpeg" alt="bamako_3008_1.jpeg" class="mt-image-left" style="margin: 0pt 20px 20px 0pt; float: left;" height="150" width="200" /></a></span></p>
<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image"><a href="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_3008_2.html" onclick="window.open('http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_3008_2.html','popup','width=360,height=270,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><img src="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_3008_2-thumb-200x150.jpeg" alt="bamako_3008_2.jpeg" class="mt-image-left" style="margin: 0pt 20px 20px 0pt; float: left;" height="150" width="200" /></a></span><br /> 
<div>
<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image"><a href="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_3008_3.html" onclick="window.open('http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_3008_3.html','popup','width=360,height=270,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><img src="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_3008_3-thumb-200x150.jpeg" alt="bamako_3008_3.jpeg" class="mt-image-left" style="margin: 0pt 20px 20px 0pt; float: left;" height="150" width="200" /></a></span></div>
<div>
<p>Le<br />
strade a Bamako, quando piove, si riempiono di fango rosso, di buche e<br />
di enormi pozzanghere. Le organizzazioni internazionali e le ong hanno<br />
le 4&#215;4, mentre i locali invece hanno macchine normali con le quali<br />
affrontano queste impervie strade cittadine, e alle volte sembra<br />
proprio un miracolo che ce la facciano.</p>
<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image"><a href="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_3008_4.html" onclick="window.open('http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_3008_4.html','popup','width=360,height=270,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><img src="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_3008_4-thumb-200x150.jpeg" alt="bamako_3008_4.jpeg" class="mt-image-left" style="margin: 0pt 20px 20px 0pt; float: left;" height="150" width="200" /></a></span></div>
<div>
<p>Le<br />
donne come vi ho detto sono molto belle e portano questi bambini<br />
piccoli appiccicati sulla schiena: è piu&#8217; comune vedere una donna<br />
camminare con il marmocchio sulla schiena che senza! Sono belle quando<br />
camminano e di fronte, sui fianchi, si vedono spuntare i due piedini<br />
del bambino&#8230; I bambini comunque si abituano a stare in quella<br />
posizione e sono loro stessi che si appendono alla schiena.</p>
<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image"><a href="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_3008_5.html" onclick="window.open('http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_3008_5.html','popup','width=360,height=270,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><img src="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_3008_5-thumb-200x150.jpeg" alt="bamako_3008_5.jpeg" class="mt-image-left" style="margin: 0pt 20px 20px 0pt; float: left;" height="150" width="200" /></a></span></div>
<div>
<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image"><a href="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_3008_6.html" onclick="window.open('http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_3008_6.html','popup','width=360,height=270,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><img src="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/import/images/bamako_3008_6-thumb-200x150.jpeg" alt="bamako_3008_6.jpeg" class="mt-image-left" style="margin: 0pt 20px 20px 0pt; float: left;" height="150" width="200" /></a></span></div>
<p>Ecco<br />
ragazzi, per oggi tutto qui. La mia vita continua, e gli ultimi<br />
aggiornamenti sono che ho un grigorifero a casa, comprato di seconda<br />
mano per poche lire, poi che da due giorni cucino a casa e faccio la<br />
spesa al mercato, dalle signore sotto casa che ormai mi conoscono. Vita<br />
quotidiana in via di normalizzazione&#8230;</p>
<p>Un saluto a tutti e &#8230;. CONQUIIIIII : TI ASPETTIAMO CON ANSIA QUI IN WEST AFRICA!!!!!! </p>
<p><i>Agata</i></p>
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