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	<title>Sabbia.org &#187; cesvi</title>
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	<description>Breviario di resistenza umana</description>
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		<title>Per tornare un poco al nostro mondo di avanti-e-indietro</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 13:39:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Aeroporto di Kampla &#8211; Entebbe &#8211; Uganda, 22/09/2009
Per l’ennesima volta aspettare l’aereo, sdraiata su queste poltrone. Intanto la MONUC mi passa avanti con i suoi militari, i suoi giornalisti, i suoi berretti blu, i suoi giacca-e-cravatta.
Ascolto la musica. Un attimo prima di ripiombare nel lavoro, nelle pressioni, nello stress, nelle incomprensioni tra colleghi troppo stanchi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="right">Aeroporto di Kampla &#8211; Entebbe &#8211; Uganda, 22/09/2009</p>
<p>Per l’ennesima volta aspettare l’aereo, sdraiata su queste poltrone. Intanto la MONUC mi passa avanti con i suoi militari, i suoi giornalisti, i suoi berretti blu, i suoi giacca-e-cravatta.<br />
Ascolto la musica. Un attimo prima di ripiombare nel lavoro, nelle pressioni, nello stress, nelle incomprensioni tra colleghi troppo stanchi, nelle feste alcoliche per dimenticare lo stress, per stare insieme, per sorridere. Prima di ripiombare nella mia vita. Che amo e odio.<br />
Due settimane a casa. Pensieri sparsi di sensazioni e sentimenti e immagini.<br />
Caldo scendendo dall’aereo, odore intenso di salsedine, sole sulla pelle. Sole caldo, sensazione conosciuta.<br />
Le rocce nere contornano il blu del mare. Il verde intenso delle piante dei capperi casca stanco sui massi neri. Pesce marinato con limone e pezzi di frutta.. Salsedine sulla pelle, al sole, salsedine sui capelli. Frutti di mare crudi. Doccia serale che toglie il sale. La pelle sulla sabbia bianca, sole che scotta. Gelsomino odoroso la sera. Carne arrostuta per le vie del centro, peperoni, la carciofa. Serate con chiacchiere fino a tardi, amici, insicurezza. Chissà chi ha dimenticato, chi si ricorda…<br />
Scillichenti, Sciacca, Punta delle Formiche, Isola delle Correnti, via Plebiscito…<br />
<span id="more-1194"></span><br />
A chi appartengo, a quale luogo, in quale mondo. Partite a pallone sulla spiaggia al tramonto. La mia macchina con dentro gli stessi vecchi CD di tre anni fa, prima della partenza, prima della nuova vita. Malinconia. Dovrei rimanere di più. Me lo ripento sempre, non lo faccio mai. Mai abbastanza per sentire che appartengo a questi luoghi. Ma abbastanza per sentire che ci appartengo, in realtà, e per sentire tutto il dolore del graffio e dello strappo.<br />
Il mio appartamento, con le pitture alle pareti fatte da me in un altro grande momento di cambiamento della mia vita. Leggo “novembre 2000”. Vecchie foto. Io giovane. Forse non riuscirei più a vivere qui dentro. Tutto troppo conosciuto. Forse. O forse non vedo l’ora di vivere di nuovo tra queste pareti multicolori. Che però non mi rispecchiano più. Città che non conosco, ma che conosco benissimo. Città amata e odiata, da sempre. Città che mi ha respinto. Città che mi accoglie. Città della mia identità. Città della mia disidentità.<br />
E la malinconia della riviera del nord, delle vecchie canzoni ballate e cantate, delle passeggiate lungo un mare nero.<br />
E riscoprire la parte affettiva della vita, la dolcezza, l’amicizia. O quello che è.<br />
E poi di nuovo, valigia, biglietto, passaporto, città africana quasi europea. Piccolo aereo, Bunia la polverosa. E i colleghi troppo stanchi, i progetti troppo difficili, la doccia con i secchi.</p>
<p>E la sensualità delle vite disperate.</p>
<p>E libertà.</p>
<p>Agata</p>
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		<title>Il vecchio, la moto e la gallina</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Jun 2009 16:59:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Bunia &#8211; Repubblica Democratica del Congo, 31-05-2009
Arriviamo in questo paesino di miniere d’oro, tutto fango, umidita’ e miniere: mercato florido, prostitute, alcool, hotels e ristoranti. La gente setaccia la sabbia e con il mercurio raccoglie l’oro e lo vende ai compratori, i quali con l’acido sciolgono il mercurio e altri metalli e ricavano l’oro puro, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Bunia &#8211; Repubblica Democratica del Congo, 31-05-2009</p>
<p>Arriviamo in questo paesino di miniere d’oro, tutto fango, umidita’ e miniere: mercato florido, prostitute, alcool, hotels e ristoranti. La gente setaccia la sabbia e con il mercurio raccoglie l’oro e lo vende ai compratori, i quali con l’acido sciolgono il mercurio e altri metalli e ricavano l’oro puro, attraversano illegalmente la frontiera e lo rivendono in Uganda. E cosi’ va vanti tutto senza alcun minimo controllo, senza che lo stato possa ricavare qualcosa per pagare i salari dei dipendenti statali, che ogni tanto si incazzano, usano le armi per farsi giustizia di anni di pagamenti arretrati, poi si calmano e tutto ricomincia. A 30 anni questa gente e’ gia’ sputtanata dal mercurio.</p>
<p>Arriviamo in questo paesino, dicevo, e lasciamo la macchina per proseguire in moto. Al di la’ di Mongualo (questo il nome) non c’e’ strada, o meglio, la strada ha dei serissimi problemi&#8230; Enormi pozzanghere di fango argilloso aspettano al varco il passante, insidiose e profonde agglomerano ogni cosa osi tentare di attraversarle. Le macchine ci finiscono dentro fino in fondo, come dentro sabbie mobili. L’unico mezzo sicuro sono i piedi&#8230; ma un po’ troppo lento. Quindi si opta per la moto. In moto si attraversano cosi’ stretti cunicoli tra le pozzanghere, ma spesso si finisce dentro, con il fango fino alle ginocchia, si scende dalla moto e si spinge, quello che si dice sudarsi ogni metro&#8230;</p>
<p>Io penso: viva il Congo&#8230;</p>
<p><span id="more-1156"></span></p>
<p>Di fianco alla trada di fango argilloso arancione, una aggrovigliata foresta si estende verdissima con alberi alti come palazzi. Ogni tanto qualcuno di affaccia, donne e bambini spaventati e divertiti dal bianco. Pare che anche qui ci sia qualche pigmeo, i piu’ selvaggi abitatori della foresta. Si lascia il fondovalle per arrampicarsi, pozzanghera dopo pozzanghera, fango dopo fango, sulla cresta delle colline. La foresta attorno e’ meno alta, e si puo’ vedere il paesaggio attorno. Brumose colline verdi, coltivate a tratti, si estendono a perdita d’occhio. Sembrano sonnecchiare nella nebbiolina. Sembrano disabitate. Si arriva infine (gia’ si fa sentire un dolorino alle gambe&#8230;) al nostro progetto: la costruzione della scuola.</p>
<p>La scuola fa due turni perche’ le classi non bastano, ma con le nuove classi faranno un turno solo. Il direttore e’ molto felice di vedermi, mi chiede una macchina da scrivere, e non contento della mia risposta (no&#8230;), mi chiede anche un computer. Tenendo conto che non c’e’ elettricita’ mi sembra una richiesta bizzara&#8230; poi mi dice che in caso comprerebbero un gruppo&#8230; Niente da fare, direttore, non attacca.</p>
<p>Riprendiamo la moto. Con il rumore, le scosse, il paesaggio intorno, i salti, io penso a me stessa. Penso al mio futuro, al contratto che sto discutendo per il rinnovo, all’amore (ma dove e’ finito?? ).</p>
<p>Brum brum brum brum</p>
<p>Ecco all’amore forse si pensa troppo poco in questo ultimo periodo, mi sembra di inaridirmi come la terra sotto al sole del sahel, in quelle polverose strade del Mali. Che calma e che dolcezza alcune giornate in Mali, il profumo di fiori la mattina, le gente sorridente per la trada, i saluti con i vicini, le domeniche di riposo a casa, leggere e guardare film, gli inviti della gente, le serate viziose, gli amici veri. Gli amici, quelli cui puoi dire cio’ che pensi, quello che stai facendo, cio’ che ti preoccupa, quelli a cui puoi telefonare (ah il telefono che funziona&#8230;) e con cui puoi restare ore a chiacchierare, quelli con cui ti puoi scambiare impressioni e esperienze di vita, con cui puoi parlare del lavoro, dell’amore, della vita, del futuro, quelli che e’ un piacere starli a sentire. Quando le persone mi interessavano. Ogni tanto parlo con qualcuno e penso che non mi interessi parlare, io parlo, ascolto, e penso che in realta’ non me ne frega nulla. Mi chiedo se sono gia’ bruciata, come si dice in gergo qui (burned out), ma poi mi dico che forse no&#8230; ma di certo sono un poco incattivita dal Congo. Tutti lo siamo. Il Congo ti incattivisce, ti crea una pelle dura difficile da scalpire. O forse e’ l’eta’. O forse come dice un amico questo lavoro ci fa diventare il peggio di noi stessi, gli aspetti negativi del nostro carattere si esaltano, si accentuano, vengono alla luce e si presentano in tutto il loro splendore. E noi siamo il peggio di noi. Potrebbe essere una teoria. Ma tant’e’ che parlo con le persone e dopo pochi minuti mi annoio. E mi chiedo dove siano finiti gli amici, quelli che e’ un piacere stare ad ascoltare.</p>
<p>Brum brum brum brum</p>
<p>Scendiamo e risaliamo altre colline e ci ritroviamo al dispensario medico. Il medico di guardia ci accoglie e ci fa visitare, ci sono medicine, donne partorienti, sala delle operazioni (brrrr) e un unfermiere. Passiamo la notte li’. Ci sono delle malattie nella zona che non sono immaginabili: peste bubbonica, colera, ebola, meningite&#8230; questi si ammalano di ogni cosa visto che vivono come allo stato di natura&#8230;</p>
<p>Io penso, di nuovo: viva il Congo&#8230;</p>
<p>Al mattino riprendiamo la moto. Dolore alle gambe infinitoooo! Guardo il mezzo con un certo odio maturato durante la notte&#8230; Ma non ci sono alternative e salgo.<br />
Brum brum brum brum brum</p>
<p>La mia nuova collega ha un libro sull’Africa, e il primo capitolo si intitola “il nostro Congo interiore”. Non lo ho letto, ma comincio ad immaginarmi di cosa si tratti. Questa terra totalmente selvaggia, queste persone abbandonate nella foresta&#8230;forse e’ la parte piu’ selvaggia ed istintiva di noi stessi, quel garbuglio di liane e piante verdi in fondo alla nostra anima. Qui si usa il machete quando ci si addentra nella foresta. Sempre, non si lascia la casa senza il machete. E’ una tradizione. Forse bisognerebbe lasciarlo un poco piu’ libero il nostro Congo interiore. Eppure, piu’ conosco questa gente, meno mi appare felice. Ho visto persone vivere in condizioni miserabili, ma mi sembravano felici, sorridenti. Qui no. Forse perche’ la gente ha il carattere nebbioso delle loro colline, o sono stanchi e sfiniti di essere il bersaglio del mondo perche’ hanno avuto la sfortuna di nascere con il culo sull’oro e sui diamanti.</p>
<p>Questa moto mi fa pensare decisamente troppo.</p>
<p>Il grande spiazzo della scuola, nella pianura circondata dalle alture, mi accoglie sorridente. Il direttore esce dalla sesta classe elementare e mi viene incontro. La comutia’ partecipa alla costruzione della nuova scuola. Aspettando il capo villaggio faccio il giro delle classi. I bimbi sono un poco spaventati, e anche gli insegnanti delle volte. Visi di bambini senza denti mi salutano, tutti ordinati con il loro quadernino e la loro matitina. Ammiro i loro genitori, ammiro loro e gli insegnanti. Qui le scuole ho l’impressione che non funzionino male, e che gli allievi imparino. Pecchato che in prima siano 200 e in sesta 15&#8230;</p>
<p>Il capo villaggio si presenta; un vecchio vestito come un bluesman anni 30 di Miami, con tanto di berretto e scarpe lucide. Entra impetuosamente dettando al direttore della scuola una lettere per chiedere alle autorita’ i vestiti per i giocatori di calcio, comprese le scarpette. Dice che hanno una squadra di calcio fortissima. Dice che lui costringe tutti a lavorare nel cantiere, e a partecipare alla costruzione, che la sua popolazione e’ attiva. E’ simpaticissimo. Io gli dico che gli finanzio le magliette per i giocatori, ma non le scarpe. Evvai, una cosa poco professionale, ma il bluesman e’ davvero troppo simpatico per non comprare 20 magliette di calcio al mercato in europa. Eppoi, cavolo, dopo un poco qualcosa di poco professionale di potra’ fare, no??? Ecchissenefrega! “ma non hai anche qualche cosa per me che sono un buon capo?” “ ma come, gia’ ti compro le magliette per i giocatori!” “ah ok, va bene, allora ti ringrazio! Pero’ sono un buon capo, sappilo, che la gente qui lavora e va a prendere le pietre per la scuola anche molto lontano!” “sei un buon capo e la tua gente ti ringraziera’ per la scuola, vedrai! Ed e’ vero che i lavori</p>
<p>qui vanno avanti celermente, anche se dobbiamo bloccarli fino a quando n</p>
<p>on finiscono la strada, perche’ non possiamo venire qui con il camioncino” “si’ ma prendi bene nota, che i giocatori sono 22: hai scitto? E quando vai in europa?” “capo, ho preso nota, ma dovrai aspettare perche’ non so quando andro’ in europa la prossima volta” “ah ok va bene, questa e’ per te” E mi porge una gallia, una bella gallina viva.</p>
<p>E adesso che facciamo con la gallina??</p>
<p><a href="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/2009/06/4f0fd335735cee3911d849a2b431697f_medium.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1157" title="4f0fd335735cee3911d849a2b431697f_medium" src="http://www.sabbia.org/blog/wp-content/uploads/2009/06/4f0fd335735cee3911d849a2b431697f_medium-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Su e giu’ per la collina.</p>
<p>Burm brum brum brum</p>
<p>Non possiamo legare la gallina dietro e me la devo portare addosso. La gallia sta tra me e il mio autista della m</p>
<p>oto, ma ad ogni pozzanghera di sei metri, e ad ogni salto penso di averle spezzato il collo, l’autista si gira preoccupato&#8230; ma no, lei e’ sempre viva. Pozzanghera, controllo, e’ viva. Pozzanghera, controllo, e’ viva. Pozzanghera, controllo, e’ viva. Il tempo passa piu’ velocemente. Io a piedi con la gallina, la moto spinta dall’autista nel fango. Davanti a noi il migliore del mio staff, papa Busha, un uomo anziano (50!) che poverino con la moto fatica parecchio. E puf, papa Busha e’ caduto. Vecchio ti aiutiamo (“vecchio” sottolinea il rispetto). Ed aiutiamo il vecchio. Puf, il vecchio e’ rimasto nel fango. E aiutiamo il vecchio. E gli diciamo: &#8220;vecchio, vedrai che andra’ bene e che arriveremo in fondo!&#8221;. E lui mi dice: &#8220;figlia mia, questo merita un premio!&#8221;</p>
<p>Alla sera io, la gallina, il vecchio e l’autista dormiamo in un albergo del villaggio delle miniere, con un travestito che lo gestisce (e’ la prima volta in africa che vedo un travestito!), e serve coca-cola a tutti. Questo e’ il premio per la faticata.</p>
<p>Ora mi tengo la gallina nel mio giardino e aspetto che faccia l’uovo. Ma e’ ancora sconcertata dal difficile viaggio per cui non vuole deporre. Sto pianificando la costruzione del pollaio.</p>
<p><em>Agata</em></p>
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