Più di 1000 morti palestinesi e distruzioni indiscriminate è costata questa dimostrazione di forza bruta da parte di Israele, così veloce e violenta da non riuscire a mascherare la sua natura straordinaria e opportunistica: sfruttare e massimizzare l’interregno di un mese tra il fantoccio Bush e colui che, almeno dal punto di vista simbolico (e ciò conta molto), rappresenta le speranze di chi nel mondo per tanto tempo è rimasto senza voce.
La precipitosa fuga da Gaza, sorprendente almeno quanto la rapidità e l’intensità dell’attacco di Dicembre, parla più di tanti proclami, giuramenti e cerimonie d’insediamento: il governo israeliano ha una paura fottuta di Barack Obama e di quello che lui rappresenta.
Your people will judge you for what you can build, not what you destroy
And to those nations like ours that enjoy relative plenty, we say we can no longer afford indifference to suffering outside our borders; nor can we consume the world’s resources without regard to effect. For the world has changed, and we must change with it.
Barack Hussein Obama, 20/01/2009
….e vi tenderemo la mano se sarete pronti ad aprire il vostro pugno.
Non avrei mai pensato di veder cantata da Pete Seeger, di fronte a 400.000 persone, alla presenza del futuro Presidente USA, La canzone di Woody Guthrie.
Va bene che entrambi sono stati recentemente “sdoganati” da Bruce Springsteen, ma un comunista che canta la canzone di un socialista di fronte ad un Presidente nero dal palco che vide declamato il famoso discorso del “sogno” di Martin Luther King, ha qualcosa di realmente rivoluzionario.
There was a big high wall there that tried to stop me;
Sign was painted, it said private property;
But on the back side it didn’t say nothing;
That side was made for you and me.
Is this land made for you and me?
In the squares of the city, In the shadow of a steeple;
Tante cose sono si sono succedute in questi mesi. Mi sono ritirato in letargo con le parole di Vendola a pesare come macigni, mi sono risvegliato, stralunato, la mattina del 5 Novembre con una speranza in più.
Una speranza che va al di là del suo dato politico (siamo tutti consapevoli di quanto poco possa fare un Presidente rispetto alle logiche economiche e politiche sovraordinate che guidano la più grande potenza modiale), che si trascina dietro un portato simbolico senza precedenti, che riaccende (magari a torto, ma questo ora non conta) i cuori di chi è stato per troppo tempo o rassegnato o senza voce.
PS Come i più scaltri avranno notato, ho cambiato non solo la facciata di questo sito, ma anche il motore tecnologico che lo fa funzionare. L’operazione di migrazione da Movable Type a Wordpress è stata apparentemente indolore, ma la prudenza non è mai troppa: chi trovasse link non funzionanti, file insesitenti, stranezze nella formattazione può cortesemente farmelo notare? Ringrazio in anticipo.