Category: In viaggio

Per tornare un poco al nostro mondo di avanti-e-indietro

Posted by on 23 settembre 2009

Aeroporto di Kampla – Entebbe – Uganda, 22/09/2009

Per l’ennesima volta aspettare l’aereo, sdraiata su queste poltrone. Intanto la MONUC mi passa avanti con i suoi militari, i suoi giornalisti, i suoi berretti blu, i suoi giacca-e-cravatta.
Ascolto la musica. Un attimo prima di ripiombare nel lavoro, nelle pressioni, nello stress, nelle incomprensioni tra colleghi troppo stanchi, nelle feste alcoliche per dimenticare lo stress, per stare insieme, per sorridere. Prima di ripiombare nella mia vita. Che amo e odio.
Due settimane a casa. Pensieri sparsi di sensazioni e sentimenti e immagini.
Caldo scendendo dall’aereo, odore intenso di salsedine, sole sulla pelle. Sole caldo, sensazione conosciuta.
Le rocce nere contornano il blu del mare. Il verde intenso delle piante dei capperi casca stanco sui massi neri. Pesce marinato con limone e pezzi di frutta.. Salsedine sulla pelle, al sole, salsedine sui capelli. Frutti di mare crudi. Doccia serale che toglie il sale. La pelle sulla sabbia bianca, sole che scotta. Gelsomino odoroso la sera. Carne arrostuta per le vie del centro, peperoni, la carciofa. Serate con chiacchiere fino a tardi, amici, insicurezza. Chissà chi ha dimenticato, chi si ricorda…
Scillichenti, Sciacca, Punta delle Formiche, Isola delle Correnti, via Plebiscito…
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Il vecchio, la moto e la gallina

Posted by on 4 giugno 2009

Bunia – Repubblica Democratica del Congo, 31-05-2009

Arriviamo in questo paesino di miniere d’oro, tutto fango, umidita’ e miniere: mercato florido, prostitute, alcool, hotels e ristoranti. La gente setaccia la sabbia e con il mercurio raccoglie l’oro e lo vende ai compratori, i quali con l’acido sciolgono il mercurio e altri metalli e ricavano l’oro puro, attraversano illegalmente la frontiera e lo rivendono in Uganda. E cosi’ va vanti tutto senza alcun minimo controllo, senza che lo stato possa ricavare qualcosa per pagare i salari dei dipendenti statali, che ogni tanto si incazzano, usano le armi per farsi giustizia di anni di pagamenti arretrati, poi si calmano e tutto ricomincia. A 30 anni questa gente e’ gia’ sputtanata dal mercurio.

Arriviamo in questo paesino, dicevo, e lasciamo la macchina per proseguire in moto. Al di la’ di Mongualo (questo il nome) non c’e’ strada, o meglio, la strada ha dei serissimi problemi… Enormi pozzanghere di fango argilloso aspettano al varco il passante, insidiose e profonde agglomerano ogni cosa osi tentare di attraversarle. Le macchine ci finiscono dentro fino in fondo, come dentro sabbie mobili. L’unico mezzo sicuro sono i piedi… ma un po’ troppo lento. Quindi si opta per la moto. In moto si attraversano cosi’ stretti cunicoli tra le pozzanghere, ma spesso si finisce dentro, con il fango fino alle ginocchia, si scende dalla moto e si spinge, quello che si dice sudarsi ogni metro…

Io penso: viva il Congo…

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“Era bello essere…”

Posted by on 20 ottobre 2007

Bamako, 19-10-2007, 15.06

“Era bello essere Africana. In Africa succedevano cose tremende, cose che a pensarci ti riempivano di vergogna e di disperazione, ma non c’era solo quello, in Africa. Per quanto grande fosse la sofferenza della sua gente, per quanto laceranti fossero la crudeltà e il caos generati dai soldati – che poi altro non erano che ragazzini armati – in Africa c’era ancora tanto di cui essere orgogliosi. Per esempio la gentilezza, e la voglia di sorridere, e l’arte e la musica. “

A. McCall Smith, Morale e Belle Ragazze, ed. Guanda, 2001

Hanno suonato e cantato per noi, se ascoltate con attenzione viene ripetuto spesso il mio nome maliano, Aminatà, e quello di Alassandro, Fofanà.  Domani partiremo, visiteremo l’interno del paese con la speranza di arrivare fino a Gao, sulla porta del deserto. Tomboctu é troppo isolata e quindi irraggiungibile in una settimana. Mi riconnettero’ con il mondo tra 10 giorni circa.

CAAMBE’ e KOO-KAIN a tutti!

Agata

Faccione

Posted by on 15 ottobre 2007

Bamako, 15-10-2007, 13.39

Ciao ragazzi,

é tanto che non scrivo, non ho molto tempo. Da tre settimane é arrivaro qui Alessandro, e al fine settimana preferisco stare con lui piutttosto che chiudermi dentro lo schermo della mela e scrivere i miei lunghissimi post. La vita a due, uno cooperante e l’altro no, non é per nulla facile. Ci sono alti e bassi, momenti di entusiasmo ma anche momenti di scoraggiamento. Proprio come ci avevano detto durante il master. Cooperanti allo sbaraglio anche in questo? Vedremo, vi terro’ aggiornati.

Qui é finita intanto la stagione delle piogge, il caldo é scoppiato piu’ di prima, le notti spesso sono insonni e le zanzare inferocite. Si aspetta che arrivi il fresco “invernale” di qui, con delle punte massime di freddo a ben 15 gradi…sopra lo zeo!! Ma credo che non resistero’ nell’attesa e mi comprero’ un condizionatore, non dormire mi stressa davvero troppo. Qui la vita costa cara, sembrerà strano, ma a volte fare la spesa costa piu’ che in italia. Il condizionatore é una spesa pesante per una stagista con uno stipendio minimo…

Il lavoro prosegue bene, capisco sempre di piu’ dell’IOM, i suoi pregi e i suoi difetti. In ufficio si lavora bene, e non mancano certo cose da fare. Spesso rimango in ufficio fino a tardi. Questo non incicde positivamente sulla mia vita di coppia, ma al futuro lavorativo devo pur pensare… Sto cercando di guardarmi attorno per scoprire una eventuale ONG per il post-stage, alla volte mi scoraggio perché mi sembra di non avere imparato nulla di utilizzabile fuori dall’IOM, tipo la rendicontazione UE o altre cose utili. Con che faccia mi presento ad una ONG? Cosa so fare? Ma in realtà ho imparato qui moltissime cose, e lo scoraggiamento é dovuto anche la fatto che se la notte non dormo, al mattino sono scoraggiata…

A proposito di lavoro, andate al sito www.iom.int/mali e su staff vedrete il mio bel faccione! Il sito non é ancora del tutto perfetto, ma stiamo lavorando per renderlo tale. Vedere per credere!!

Un saluto a tutti, quindi, al prossimo blog, magari con foto e con racconti piu’ dettagliati, insomma un blog piu’ “agatesco”.

CAMBE’ !!

Agata

On est pauvre financièrement mais très riche dans notre tête. Vive le Mali !

Posted by on 4 ottobre 2007

Bamako, 19-09-2007, 17.45

Cari tutti,
é molto tempo che non scrivo, e non so da dove cominciare. In questi giorni ho fatto tante cose e ne ho imparate tante altre che non so nemmeno come fare a metterle tutte nero su bianco. Forse il criterio migliore per riordinare le idee è quello cronologico, anche se certamente è il più noioso
Per prima cosa vi racconto della gita che ho fatto. Sono andata in un piccolo paesino vicino a Bamako, e per la prima volta ho visto la vita rurale. Il paesino si chima Sibi, a circa 60 km dalla capitale. Sono 60 km metà asfaltati e metà no. Sembrano pochissimi, ma arrivarci è un vero viaggio. Abbiamo preso un furgoncino e ci siamo così diretti verso la frontiera con la Guinea. Il furgoncino è come un sotrama, solo un po’ più grande. Arrivati a Sibi siamo stati in uno di questi campement, abbiamo dormito in stanzette con il tetto di paglia.

bamako_200907.jpeg

L’accampamento è un’opera della famosa cooperazione internazionale, c’era una pompa d’acqua a mano, proprio come quelle che abbiamo studiato, e ci si faceva la doccia riempiendo un secchio. Per me nulla di nuovo! Abbiamo ordinato la cena per la sera, e i gestori hanno ucciso un pollo e ce lo hanno cucinato. Così la notizia della presenza di turisti si è diffusa in tutto il villaggio nel giro di poco: tutti inseguivano i polli per ucciderne uno per noi! Oltre a pagare la notte si paga anche una tassa che va alla comunità intera del villaggio e la gestione del campement è comunitaria. La luce elettrica è ricavata da un pannello solare che la sera permette l’accensione di un piccolo neon. Questa è tutta l’illuminazione che c’è. Non vi dico le stelle enormi che si vedevano, con la via lattea in prima fila, sembrava che ti cadessero addosso da quanto erano grandi. Alla sera i guardiani, o gestori del posto, hanno suonato il balafon ed è stata un’esperienza bellissima, hanno improvvisato versi blues (dicono che questa musica sia l’antenata del blues americano, ed è proprio vero) con parole che cantavano massime morali di comportamento, ma anche della nostra presenza e abbiamo riconosciuto i nostri nomi in alcune frasi. Uno di loro traduceva per noi quello che l’altro cantava. È stata una cosa emozionante. Mi hanno dato anche un nome maliano, cosa che si usa fare con i toubab. Adesso mi chiamo Aminatà Kamarà, e sono una malinkè, cioè il popolo del regno mandingo. Ora posso dire che mi chiamo Aminatà, ed è decisamente meglio, perché Agata non lo capisce nessuno.
Qui l’importante però è il nome di famiglia, dal quale si può, in linea di massima, dedurre l’etnia e dall’etnia le amicizie o le inimicizie con la propria famiglia. Si chiama cousinage: le famiglie tra loro si dicono cugine quando sono molto vicine, ed sono così tanto amiche che possono permettersi di scherzare tra loro, prendersi in giro e parlare male gli uni degli altri, sempre scherzando. I membri di un clan, per esempio, non potranno mai andare a rivendicare un credito ad un clan cugino. Quindi ogni volta che io dico il mio nome di famiglia maliano ci sono reazioni più o meno accese da parte di chi ascolta, e chi dice che il mio nome non va bene è un cugino, appartiene ad un clan vicino al mio e che quindi si può permettere di dire per scherzo che il mio nome non va bene e che i Kamarà sono tutti ladri oppure altre cose brutte, che invece sottointendono grande amicizia e sostanziali complimenti. È complicato da spiegare, e anche se lo avevo letto non riuscivo a capire bene. Me lo sono fatto rispiegare da un mio collega maliano che aveva reagito male al mio nome. Sostanzialmente lo approvava fortemente. Sono pazzi questi maliani!!

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