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admin on 29 agosto 2007
Ogni volta che leggo cose come questa mi chiedo se in Italia sia possibile fare informazione chiara, leale, obbiettiva ed esaustiva.
Mi chiedo se sia ancora possibile interpretare il giornalismo non come una veloce strada per il successo e la notorietà ma come un servizio verso i cittadini, lettori o teleutenti che siano.
Mi interrogo sulla necessita di divani e porte bianchi, ospiti pettinati, vallette e finti vip da interrogare solitari di fronte ad un pubblico affamato di scandali.
Insomma, è troppo pretendere un giornalismo che sia uno specchio lucido della società in cui viviamo ?
Forse, per fortuna, no. Qualcuno c’è: Riccardo Iacona, ideatore e conduttore di una delle più belle trasmissioni degli ultimi anni: W l’Italia in diretta
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admin on 23 agosto 2007
…fossi appena entrato in una nuova casa !
Ci sarà presto da appendere qualcosa alle pareti
:-)
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admin on 18 aprile 2007
Siamo nel terzo millennio, con secoli di storia ed evoluzione alle spalle, siamo un civiltà evoluta e pensante….smettiamola di pensare che un mondo in cui non si producono o commerciano armi sia solo un’utopia o una chimera. Sensibilizziamo chi ci sta vicino, educhiamo i nostri figli e i nostri alunni, cominciamo a pensare che un mondo senza armi è possibile !
(dis)armiamoci di pazienza e buona volontà, e cominciamo oggi a combattere una battaglia che forse vedrà vincitori solo i nostri nipoti: diciamo basta alla produzione e alla vendita di armi.
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admin on 14 marzo 2007
Quanto a me, lo dico ormai da qualche anno che l’universo popolare romano è un universo “odioso” (…) e non valgono le consuete attenuanti populistiche: è necessario munirsi della stessa rigidità puritana e punitiva che siamo soliti sfoggiare contro le manifestazioni criminaloidi dell’infima borghesia neofascista.
Infatti i giovani proletari e sottoproletari romani appartengono ormai totalmente all’universo piccolo borghese. Il modello piccolo borghese è stato loro definitivamente imposto, una volta per sempre (…)
La mia esperienza privata, quotidiana, esistenziale (…) mi insegna che non c’è più alcuna differenza vera nell’atteggiamento verso il reale e nel conseguente comportamento tra i borghesi dei Parioli e i sottoproletari delle borgate (…)
Che cos’è che ha trasformato i proletari e sottoproletari italiani, sostanzialmente, in piccolo borghesi, divorati, per di più, dall’ansia economica di esserlo? Che cos’è che ha trasformato le “masse” dei giovani in “masse” di criminaloidi? L’ho detto e ripetuto ormai decine di volte: una “seconda” rivoluzione industriale che in realtà in Italia è la “prima”: il consumismo che ha distrutto cinicamente un mondo “reale” trasformandolo in una totale irrealtà, dove non c’è più scelta possibile tra male e bene.
(Pier Paolo Pasolini, in Corriere della Sera, 18 ottobre 1975)