Bunia – Repubblica Democratica del Congo, 31-05-2009
Arriviamo in questo paesino di miniere d’oro, tutto fango, umidita’ e miniere: mercato florido, prostitute, alcool, hotels e ristoranti. La gente setaccia la sabbia e con il mercurio raccoglie l’oro e lo vende ai compratori, i quali con l’acido sciolgono il mercurio e altri metalli e ricavano l’oro puro, attraversano illegalmente la frontiera e lo rivendono in Uganda. E cosi’ va vanti tutto senza alcun minimo controllo, senza che lo stato possa ricavare qualcosa per pagare i salari dei dipendenti statali, che ogni tanto si incazzano, usano le armi per farsi giustizia di anni di pagamenti arretrati, poi si calmano e tutto ricomincia. A 30 anni questa gente e’ gia’ sputtanata dal mercurio.
Arriviamo in questo paesino, dicevo, e lasciamo la macchina per proseguire in moto. Al di la’ di Mongualo (questo il nome) non c’e’ strada, o meglio, la strada ha dei serissimi problemi… Enormi pozzanghere di fango argilloso aspettano al varco il passante, insidiose e profonde agglomerano ogni cosa osi tentare di attraversarle. Le macchine ci finiscono dentro fino in fondo, come dentro sabbie mobili. L’unico mezzo sicuro sono i piedi… ma un po’ troppo lento. Quindi si opta per la moto. In moto si attraversano cosi’ stretti cunicoli tra le pozzanghere, ma spesso si finisce dentro, con il fango fino alle ginocchia, si scende dalla moto e si spinge, quello che si dice sudarsi ogni metro…
Io penso: viva il Congo…