Una sera in farmacia

Posted by on 20 novembre 2008

Sono entrato in farmacia verso le 22, una sera di un generico giorno feriale. Una farmacia importante a Milano, dal nome conosciuto e da decenni nota (soprattutto dagli eroinomani) per essere aperta tutte le notti.
I sintomi prodromici dell’influenza mi avevano spinto a comprare: termometro, aspirina (generico) e, non si sa mai, tachipirina (generico).

In fila davanti a me una famiglia egiziana al completo, padre – madre – bambino – neonato in culla, parlava in un italiano dal sapore arabico con un farmacista nero sub-sahariano che evidentemente ricopriva il ruolo di responsabile/capo turno e che si prodigava teneramente a tranquillizzare i genitori sulla salute del figlio più piccolo. L’omone della sicurezza, maghrebino, spiegava ad un cinquant’enne meridionale con viso arrossato dal troppo alcool, che non era cosa buona e giusta saltare la fila di onesti clienti. Una coppia sudamericana guardava interessata le riviste sull’alimentazione vegetariana.
Arrivato il mio turno, sono stato servito da un giovane ragazzo, neolaureato, italiano, evidentemente poco contento di dover fare gli straordinari.

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