Month: aprile 2008

Il ‘900 ci è caduto addosso

Posted by on 15 aprile 2008

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Trovo molto azzeccate le parole dette a caldo da Nichi Vendola per descrivere ciò che è successo oggi.
Questi risultati elettorali hanno una portata molto più ampia di quanto si possa apparentemente percepire o di quanto venga dibattuto nel salotto di Porta a Porta, di fronte ad un Vespa col sorriso malcelato.
E’ un risultato epocale, che rimarrà davvero scolpito nei libri di storia. Un pensiero politico, o meglio, la sua rappresentazione partitica, viene cancellata, annullata dopo 120 anni di protagonismo.
Fuori dal parlamento, termini come “comunista” o “socialista” vengono archiviati, messi in soffitta, abbandonati con eccessiva indifferenza ed irriconoscenza al secolo passato, con un ritardo di 8 anni.

Un’eredità pesante che stringe il cuore ripensando alle lotte operaie, ai diritti sociali e civili conquistati con il sangue, alla maturazione della coscienza di classe, alla lotta per la libertà dalla dittatura, al senso di responsabilità democratica dimostrata negli anni bui del terrorismo, al più alto rispetto per le istituzioni repubblicane.
Non si può non pensare con un nodo in gola a Turati, Gramsci, Terracini, Nenni, Secchia, Longo, Amendola, Berlignuer, Boldrini, Pesce….al mio trisavolo che scappava da una botola in cucina quando le
squadracce fasciste cercavano lui, uno tra i pochi socialisti di quel
paesino delle Marche arroccato tra mare e montagna.
E il nodo si stringe ancora di più se i ricordi si rivolgono a chi, senza nome e medaglie (“nè paga nè quartiere”), ha dato la vita per un ideale (ormai parola da psichiatria), per le condizioni sociali e materiali dei molti e non per il proprio interesse personale.

E’ evidente che la decadenza ha avuto inizio negli scorsi decenni (Craxi, il muro di Berlino, la fine della guerra fredda, la Bolognina). Il primo atto è stato inevitabile ed in linea con il mutevole contesto internazionale….l’uscita di scena tragica ed impietosa. Ingiusta.
Coloro che portavano l’ultimo testimone di tali tradizioni politiche non hanno operato per consegnare alla storia in modo consono e rispettoso quel patrimonio di idee ed esperienze: un accozzaglia di simboli e sigle, tra arcobaleni e falci e martelli recalcitranti, senza alcuna capacità di coniugare radicalità, novità e senso della realtà. Parole vecchie, facce vecchie, rendite di posizione.

Oggi gli operai votano Berlusconi.

Sul “sono tutti uguali”

Posted by on 14 aprile 2008

Ringrazio Diego per questo post illuminante.

Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano.  L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.L’indifferenza è il peso morto della storia.
L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perchè la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la
fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è
successo?

Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone
quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.

Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano.
Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

(Antonio Gramsci, 11 febbraio 1917)

Ieri dovevo andare al cinema

Posted by on 3 aprile 2008

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Ieri dovevo andare al cinema.

Presentavano un documentario di Claudio Lazzaro, sulla destra radicale Italiana (e non solo).

Purtroppo la proiezione è stata bloccata per il solerte intervento di Forza Nuova, che ha diffidato due sale cinematografiche di Roma e Milano dal proiettare un documento che conterrebbe, a detta loro,  “immagini, affermazioni, frasi, scene, ricostruzioni, gravemente diffamatorie del movimento”.

Il documento non l’ho visto e non entro nel merito di questa censura vestita da vittimismo (conoscendo ahimè la facilità di tali soggetti a ricorrere al mezzo giudiziario).

Rimane l’amarezza nel constatare quanto ricche e fin troppo efficaci siano le armi (giudiziarie e ricattatorie, oltre a quelle più bieche della violenza politica) del neofascismo italiano.

Portishead

Posted by on 1 aprile 2008

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