Diario di una cooperante (2)

Posted by on 23 agosto 2007

Bamako, 21-08-2007, 19:46

Ciao a tutti,

sì lo so che sto davvero esagerando con questo blog, ma oggi devo proprio sfogarmi.

La mia conoscenza della città aumenta, e il mio spaesamento diminuisce. Sono comunque arrivata da quattro giorni, ed abito in una casa da sola, dunque mi giustifico dicendomi che ambientarsi qui non è molto facile. Inoltre mi hanno detto, prima che accadesse, che quello che mi è successo oggi è il battesimo di Bamako, e che succede a tutti.

Ora vi racconto.

Ieri, il primo giorno di lavoro, mi sono venuti a prendere con l’autista, che mi ha spiegato la strada che avrei dovuto fare con i mezzi pubblici e le indicazioni che dovevo chiedere.

Qui a Bamako i mezzi pubblici sono dei furgoncini, di solito di marca Toyota, dipinti di verde. Sono modificati per contenere al loro interno il maggior numero di persone: si tolgono i sedili e ci si mette delle panche di legno, i finestrini non ci sono e al massimo il lunotto posteriore è rimpiazzato con una tavola di legno di compensato per non fare cadere fuori i bambini e forse per non fare entrare troppa pioggia (qui piove una o due volte al giorno ma di quei temporali fittissimi incredibili). Comunque questi SOTRAMA -leggete tutto con l’accento alla fine perché qui siamo francofoni- sono degli esseri strani. L’autista e il suo aiutante fanno a gara per tirare su la gente (perché poi dividono il ricavato dei biglietti). Mentre il SOTRAMA è in marcia, l’aiutante sta in bilico sulla porta d’accesso, e batte sul tettuccio per attirare l’attenzione, poi urla la destinazione un numero infinito di volte e se vede qualcuno che potrebbe fare al caso suo alza il tono della voce e lo incita a salire: come se quello potesse cambiare la destinazione del proprio percorso perché glielo dice il controllore del SOTRAMA!! Ad ogni modo anche se il tipo meticolosamente ripete la destinazione decine di volte, in realtà il giro che fa il SOTRAMA ha dell’imprevedibile per chi è a Bamako per la prima volta, e forse anche per chi c’è da più tempo.


Allora oggi, da brava cooperante meticolosa, mi sono decisa a prendere questo SOTRAMA per andare a lavoro, con le indicazioni che mi aveva dato il nostro autista. Quando chiedevo informazioni erano tutti molto gentili e mi guardavano anche un po’ stupiti: cosa ci fa una madame toubab in giro alle 7.30 del mattino a chiedere indicazioni del SOTRAMA? Ho preso il SOTRAMA giusto, sono scesa nella via dove c’è l’ufficio e sono andata al lavoro (quasi) in orario. La corsa costa 15 centesimi più o meno (nel senso che io con il cambio non sono ancora brava). Sul SOTRAMA c’erano uomini che andavano a lavoro e anche donne elegantissime, truccate, scarpe con tacco e vestito colorato con tanto di stoffa sui capelli, altere e fiere.

Per il ritorno non ho chiesto delle indicazioni precise all’autista, credevo di conoscere la strada.

Sulla via del ritorno ho incontrato dei ragazzi che finivano una partita di calcio, con tanto di pubblico urlante, e in mezzo a questa fiumana di ragazzotti magri e alti, bambini con le magliette di Zidane e ragazze festanti, c’ero anche io. Loro discutevano della partita e poi ogni tanto si accorgevano della mia presenza e gli sguardi dicevano: e questa cazzo ci fa qui?? Ammetto che a momenti me lo chiedevo anche io. Arrivo al mio incrocio e prendo un famoso SOTRAMA, per “l’artisanat”. Credo di aver chiesto di portarmi in un luogo imprecisato del più grande mercato di Bamako, città che è definita tutta un grande mercato. La conclusione è stata che il primo SOTRAMA che è passato mi ha preso su.

Sul furgoncino c’erano due donne che chiacchieravano con altrettanti bambini in braccio, orecchini d’oro attorcigliati tipici di non mi ricordo quale etnia. Un altro gruppo di donne discuteva in un altro angolo e con evidenza parlavano di uomini: una delle due ha anche ricevuto una telefonata ed era tutta contenta. Tutto il SOTRAMA ha commentato la telefonata, compreso il famoso aiutante appollaiato all’uscita e un altro uomo con un bambino.

Poi le donne che parlavano di uomini mi attaccano bottone. Mi chiedono il mio nome di famiglia (qui è quello che conta) e mi dicono il loro. Il nome di famiglia designa qui l’etnia di appartenenza, una era malinké e l’altra bambarà. La prima mi ha chiesto se il suo nome di famiglia esiste anche in Italia, l’altra la ha presa in giro: “ma lì è Europa!!” le ha spiegato. Ad un certo punto il famoso aiutante del SOTRAMA mi ha fatto scendere: ero nel bel mezzo del souk che smontava (stava tramontando). Quando smonta il mercato è un casino: le regole si rompono, tutti vogliono tornare a casa, le strade sono affollate, i SOTRAMA straripano ed è un’agitazione generale. In mezzo a questo casino quasi incomprensibile mi sono trovata io: cooperante allo sbaraglio.

Ora, le strade qui si indicano in maniera strana, nel senso che nessuno le conosce, e non capisco come facciano i maliani stessi ad andare in giro. Io ora conosco il nome della via dove abito, ma loro non lo sanno: il nome non conta nulla. Quello che conta è il quartiere, ma è un’indicazione molto generica. Io sono al “quartier du fleuve”. Poi bisogna indicare cosa c’è vicino alla via dove devi andare. Per esempio io sono vicinissima alla ANPE (agenzia nazionale per l’impiego), mi hanno detto che tutti la conoscono. Posso confermare che nessuno la conosce. Non sanno nemmeno cosa sia. Per intenderci che è un enorme palazzo con una scritta gigantesca ANPE appesa sopra. Nulla. Poi di fronte a casa mia c’è una farmacia popolare, che di solito è conosciuta. Ma se ti trovi in un quartiere molto lontano l’indicazione può essere fuorviante: ti possono indicare la farmacia popolare dell’altro quartiere.

E allora le due ragazze che parlavano di uomini mi portano convinte alla farmacia popolare. Io dopo un po’ mi rendo conto che la farmacia popolare che intendono loro non è certo quella che intendo io (per non parlare del fatto che a forza di dirmi “come sei bella come sei bella”, la ragazza della telefonata tenta di infilare una simpatica manina nella mia borsa, ma proprio allo sbaraglio del tutto non lo sono…!!). Insomma in tutto questo casino del mercato che si smonta, tutti che salgono sui SOTRAMA seguendo delle leggi a me incomprensibili, io non so dove cazzo andare. Ed ecco il battesimo di Bamako: mi sono persa.

Allora chiedo ad un uomo che individuo come un’autorità in fatto di SOTRAMA, perché cambia i cartelli e gestisce il traffico dei furgoncini: “quale SOTRAMA devo prendere per andare nel mio quartiere?”. L’indicazione è troppo vaga. Allora chiedo per la ANPE, nulla. Allora lui mi chiede di essere più precisa: io dico Av. Konatè. Nulla. Allora io tiro persino fuori la cartina e gli indico il posto. Lui guarda la cartina e poi mi dice: cosa c’è scritto qui? Decido che hanno vinto loro e prendo il taxi.

Qui a Bamako i tassisti non sanno le conoscono: bisogna indicare loro il percorso, cosa per me ancora un po’ difficile (nemmeno a Milano lo so fare…come molti sanno…). Fiduciosa contratto la tariffa e salgo sul taxi, che aveva già una passeggera davanti. Con il tassista la stessa manfrina: quartier du fleuve, ANPE, farmacia popolare, Av. Konatè. Non ci siamo. Allora arriviamo davanti all’ambasciata di Francia, che è sempre un riferimento qui, poi prende per Av. Konatè, non senza fermarsi svariate volte a chiedere indicazioni. Il tassista sembra perso. Io allora ho una folgorazione: lo conosci LE TEMPO? Questo posto è un locale dove ci sono spesso concerti e si danza, lo ho letto sulla guida, e pochi giorni fa lo avevo anche visto: si trova vicino a casa mia. Allora lui si fa una risata: ma certo LE TEMPO! In breve sono davanti al famoso locale, poi io gli indico la farmacia popolare. Il tassita ha il coraggio di dirmi: “ma perché non lo hai detto prima?? Io la farmacia popolare la conosco!! Io conosco tutte le vie vicino alla farmacia popolare!”

Alla fine questa cooperante allo sbaraglio riesce a raggiungere casa.

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- Questo é il posto vicino a casa mia dove di solito mangio (non avendo il frigo a casa sono costretta…) -

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- Di seguito: alcune foto davanti l’ufficio dell’IOM di Bamako -

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E’ già buio, e devo cominciare a pensare alla cena. Un saluto a tutti dalla pazza Bamako!!

PS I vicini di casa cinesi parlano Bambara, e non francese. Vi assicuro che fa impressione sentire un cinese parlare una lingua africana. Hanno comunque smesso di guardarmi dentro la finestra.

PPS Piccolo aggiornamento: adesso vado e vengo con il SOTRAMA dall’ufficio e sono già due giorni che non mi perdo piu’!!!!

Agata

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