Ieri sera, nel suo discorso di chiusura della Festa dell’Unità di Milano, il segretario dei DS Piero Fassino ha usato per 5 volte l’aggettivo “straordinario”. Ha definito “straordinario” il successo della Festa, “straordinario” il clima che aveva trovato, la sera prima, a Pesaro, “straordinario” il fatto che in tutta Italia quest’anno siano state organizzate oltre 3700 feste dell’Unità, e “straordinarie soprattutto le migliaia di compagne e compagni che, con uno straordinario impegno volontario, hanno fatto in modo che tutto questo potesse succedere”.
In un primo momento ho accolto le parole di Fassino come un complimento di rito, un ringraziamento routinariamente sopra le righe o forse un’enfatica captatio benevolentiae per conquistarsi un pubblico un po’ stanco per 26 giorni di festa e un po’ perplesso per le ultime da Palazzo Chigi, in gran parte composto proprio da quegli straordinari compagni e compagne ancora vestiti del grembiule-rossso-salamella d’ordinanza.
Come mi sarei reso conto solo un paio d’ore dopo, però, il fatto è che Fassino ha perfettamente ragione: è davvero straordinario, assolutamente straordinario, che migliaia di ragazze e di ragazze, pensionati e pensionate, brizzolati quarantenni e azzimate cinquantenni, a Taranto come a Milano, rinuncino a una birra con gli amici, a una serata con la morosa, alla briscola al bar o a un weekend in campagna, per friggere patatine e affettare salumi, per farcire tortellini e spillare litri di birra o lambrusco. E’ assolutamente straordinario perché il motivo per cui fanno tutto questo è un partito… assolutamente ordinario. Lo ha dimostrato lo stesso Fassino nel resto del suo discorso di ieri sera: i DS sono un partito placidamente ragionevole, saggiamente moderato, con un segretario pacatamente “cartesiano” (anche in questo caso l’aggettivo è di Fassino) e l’ammirevole volontà (politica) di non fare del male (politicamente) a nessuno.
Un partito moderno, che parla di governo dell’alternanza, di imprese responsabili e di dialogo multiculturale.
Un partito che legge, studia e aborre i roghi.
Un partito che vuole coniugare rigore e sviluppo, che vuole alzare l’età pensionabile per garantire a tutti una pensione dignitosa. Che aumenta i contributi dei precari perché possano essere un po’ meno precari. Che plaude alle fusioni bancarie e richiama al rispetto delle regole, le regole innanzitutto.
Questo partito è il mio partito. E’ il partito a cui sono iscritto e per cui ho votato e fatto votare. E’ il partito con cui mi trovo spesso d’accordo la sera, mentre ascolto la radio o chiacchiero con un amico.
E’ un partito democratico.
Un partito senza passione e senza conflitto.
Per questo è straordinario che anche quest’anno migliaia di compagne e di compagni, come me (più di me), abbiano ancora una volta indossato il grembiule rosso, acceso le griglie e aperto le casse.