Alcuni Diritti Riservati

Posted by on 18 maggio 2006

C’era una volta il copyright… potrebbe essere l’esordio di una simpatica fiaba con il fiero condottiero del bene Mr. Copyleft che a cavallo di uno scintillante cavallo cibernetico combatte audace contro i giganti del male, primi fra essi RIAA il Bruto (nonché brutto e cattivo), orco squamato pieno d’ingorda fame di denaro, assassino di simpatici musicanti del futuro… e fra i due che litigano nasce Creative Commons, la bucolica terra di mezzo dove tutti sono felici. Nella speranza che una qualche versione di una favola del genere possa trovare applicazione su ampia scala, sottolineo la lodabile avventura dei CC che cresce e si sviluppa promettente
Alcuni anni fa (non molti, ma sinceramente mi secca troppo trovare su google la data precisa), un avvocato statunitense si trovò quasi per caso a difendere un individuo (Eric Eldred) che, come fin troppo di frequente succede, si trovava ad avere a che fare con i pesanti ‘mostri’ che difendono a denti serrati i diritti d’autore delle creazioni dell’intelletto ed allora (seppur pessimisti riguardo all’esito della controversia) gli venne in mente di rivolgere gli sforzi ed il bagaglio di conoscenze accumulate per la causa verso un nuovo progetto, la creazione di nuove formule riguardanti i diritti d’autore che potessero essere d’immediata comprensione ed utilizzo al fine di facilitare la circolazione della conoscenza ed incentivare creatività e collaborazione; prendendo spunto dalla Free Software Foundation, iniziarono insieme ad elaborare una serie di licenze pronte all’uso per le varie giurisdizioni nazionali di modo che chi avesse voluto avrebbe potuto concedere alcuni diritti sull’opera (es. uso senza fini di lucro o con fini di lucro, rielaborazione, esecuzione, etc…) a terzi interessati in giro per il mondo sfruttando l’immediatezza della comunicazione via internet ed è così che nascono le quattro licenze base Cretive Commons, ovvero:

1) Attribution (attribuzione – ‘io utilizzo la tua opera, ma dico che l’hai all’origine creata tu’)
2) NonCommercial (vien da se -’uso la tua opera a fini non commerciali’)
3) NoDerivatives (’non utilizzo la tua opera per produrre ulteriore opere che derivano da essa modificando l’originale)
4) ShareAlike (’condivido alla stessa maniera ogni opera derivata’).



Le CC si sono fatte strada ed ormai le licenze diffuse in tutti il mondo sono molteplici e multiformi ed i progetti relativi a tale metodo di distribuzione sono aumentati fino a comprendere metodi di condivisione del sapere in ambito anche scientifico, nonché -a titolo d’esempio- la diffusione a titolo gratuito delle lezioni del MIT e via dicendo. Il numero delle opere dell’intelletto attualmente diffuse tramite una delle suddette licenze supera ad oggi i 50.000.000 ed anche motori di ricerca come Yahoo si sono muniti di modalità di ricerca avanzata specifica per tali opere, inoltre i siti che diffondono licenze CC e/o affini si moltiplicano di giorno in giorno. Come recita un recente ’spot’ in rete riguardo a Creative Commons, il ‘futuro costruisce sul passato’ e d’altronde se così non fosse avremmo solo capanne e non case, cerini e non accendini e vocalizzazioni ‘rupestri’ e non sinfonie strumenti o altro e l’attuale ipertrofia della logica del copyright che porta la Microsoft a brevettare il corpo umano come conduttore di corrente elettrica e dati piuttosto che episodi affini non è altro che un modo di privilegiare il guadagno finale e la ‘mission’ corporativa a scapito dello sviluppo, quindi ‘lunga vita a CC!’.

CreativeCommons.org

www.OpSound.org

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