Ilaria Alpi e Miran Hrovatin.
Queste le conclusioni della Commissione Parlamentare presieduta dall’insigne avvocato, cittadino di Cogne ad-honorem, Carlo Taormina
Anni di inchieste vecchio stile, libri d’indagine, reportage, oscure trame emerse in superficie, dibattiti, premi alla memoria, ridotti alla definizione di giornalismo d’accatto messo in atto “dalla stampa di sinistra in collusione con pezzi deviati ed altamente illegali annidati nelle istituzioni ed al servizio della stampa del regime comunista“.
Una roba da non crederci. Parole di una violenza patologica.
Qui Diego Brugnoni si appella alla vergogna equa e solidale.
Month: febbraio 2006
Giornalisti in vacanza
Tardo ricordo di un Arcidio
Preso d’improvviso ho cercato il suo nome.
Un oscuro poeta, quasi un barbone, che ci ingolfò in chiacchiere, me e il babbo, per via. Vendette il suo libro, e io conobbi un poeta. Ma prima, il sospetto che un pazzo ci tendesse panie. E non la poesia, nemmeno la sua. Un cappotto, una barba, un ciglio severo, da maestro elementare, e la voce che spera, ma dispera, anche.
Ed ora che leggo?
Non lasciatemi solo,
ché la mia vita si fa dura e pesante,
restando solo posso fermentare.
Quando assetati verrete ad attingere
il vino chiaro, lucente da me,
divenuto sarà
bruciante, torbo aceto
Arcidio Baldani
Fondamenti
La vita è una questione di fortuna. Di avere mangiato le giuste cose e al momento giusto (perché si possono mangiare quelle giuste nel momento sbagliato), di aver avuto dietro di sé abbastanza fuoco e focolare, di rabbia e cose morbide, di aver tirato tutti i dadi ma anche che le costellazioni dei dadi risultassero favorevoli, di aver infilato i giusti sentieri nella nebbia e nella tenebra, quando la scelta era un azzardo totale. Ci stimiamo, cioè stimiamo noi stessi (già un bel paradosso, quasi una tracotanza) per cose che dipendono da altri, da altro, da cose dalle quali dipendiamo senza ammetterlo. Amore, affetti, lavoro, passioni. Siamo un paiolo bucato, un fondale spalancato sull’abisso. Quando percepiamo noi stessi fino in fondo siamo come avvolti da un mare di nulla. Che il fondo non è fondato. Siamo liberi, ma la libertà non è nelle nostre mani, ci precede e salta oltre noi stessi, le occasioni ci corrono incontro. Sta a noi afferrarle, ma “noi” cos’è, se non questo salto, questo calcolo senza regole, o meglio senza regole che giustifichino le regole che ci diamo? Perdere chi si ama, gli amici, la casa, il lavoro, può avvenire talmente in fretta da coincidere con un battito di ciglia. Esiste il mondo mentre noi sbattiamo gli occhi? E se si ricombinasse completamente ad ogni contrazione palpebrale?
Esiste solo la solidità che non abbiamo scelto, né conquistato, esiste questo sguardo diritto sul mondo che esclude tutte le sue ricombinazioni possibili, ma che in realtà potrebbe incrinarsi all’improvviso, per un fallimento o una catena di fallimenti, per una malattia mentale, per una svolta esistenziale verso qualcosa di strano che ci chiama altrove. La vita è una voragine, e a tenerci in equilibrio è la rete delle nostre dipendenze. Non si illudiamo, chi salta sa di avere da qualche parte un’altra rete di protezione.