Mogwai – Mr.Beast

Posted by on 13 gennaio 2006

mrbeast.jpgC’è tanto di strano in questo disco che suona incessantemente da giorni su ogni device musicale che mi circondi.
Strano, nel senso di inatteso. Cosa ti aspetti da una band che è stata in grado di elaborare un “gusto ibrido tra una sottesa voglia di digitale, cioè minimale e ripetitivo, e una sorta di sacra sensibilità romantica, seria come nella miglior tradizione progressive dei King Crimson ma dolorosamente ridotta all’osso, cioè scarnificata, tolta dalla poesia, dalla struttura che la teneva in vita e ne conduceva il linguaggio [Stefano Solventi]“?
I Mogwai ancora una volta producono emozioni rare. E lo fanno senza mai cadere nella ripetizione di sè stessi, senza mai parlarsi addosso.
Chitarre slide e drum machine minimali (Acid Food), cavalcate post-metal (?) e sovrapposizioni di n chitarre a distorsione variabile (Glasgow Mega-Snake), tempi dispari dolorosamente incespicanti (Travel Is Dangerous), vocalità mai disturbanti e sempre delicatamente accennate, tanto piano (con un cameo di Craig Armstrong…) e organo, poesia giapponese (intervento di Tetsuya Fukagawa degli Envy in I Chose Horses).
Ed uno struggente commiato GYBE-style che “fornisce solo le proporzioni della catastrofe [riccardino]“.
La musica dei Mogwai è una lenta ed inesorabile decostruzione noise, a tratti violenta, a tratti dolcissima, è una splendida forma di autocommiserazione senza resa.

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