“Capita ancora di sentirlo”, verrebbe da dire. In realtà è una valanga, una slavina nelle orecchie. In centinaia di versioni e mille salse: puoi contare solo su te stesso; trova la forza dentro di te; se non lo fai tu nessuno lo farà per te. Eccetera. Eccetera. Eccetera. Senza fine. La circolazione della saggezza egoistica, dell’individualismo sapienziale, dal tono iniziatico quasi, oracolare (nessuno sarebbe in grado di articolarne le ragioni in profondità, e allora chiunque lo avvolge di un tono il più possibile ieratico) pare la circolazione stessa del linguaggio, della comunicazione. Mentre il neoliberismo mostra ormai tutte le sue crepe a livello macrosistemico, dall’incapacità di governare il disordine globale alla spietatezza gratuita con cui rapina e miete milioni di esistenze singolari e irripetibili, il suo nocciolo duro, l’individualismo moderno, muta da ratio sufficientis ontologica a coniglio dal cappello per le masse, e come una pandemia dispiegata intride il linguaggio, le relazioni, il pensiero. Si ripete come un disco che salta, declinato in tutta la gamma del pensare e della sua simulazione: dalla formula newage al proverbio della nonna, dalla spremuta della lezione universitaria alla disperazione esistenziale mascherata da conquista psicologica.