“Non c’è limite al peggio”: una volta di più devo ringraziare sabbia per aver creato questa categoria. Di norma mi rifiuterei di dedicare anche solo una riga ai cosiddetti “reality”, ma questa volta si è passato il segno e non si tratta più di semplice populismo, cattivo gusto o trash. “La talpa”, produzione di successo passata recentemente dalle reti RAI a mamma Mediaset, segna il nuovo limite in fatto di spazzatura o anticultura televisiva.
La trasmissione è girata in Kenya, precisamente sulle rive dell’Athi-River, subito al di fuori del Nairobi National Park. Se già di per se può far discutere la scelta del continente africano – con tutti i suoi problemi irrisolti – come luogo per mostrare quindici nullafacenti belli e ricchi che se la spassano per due mesi, di certo non può non indignare il trattamento che viene riservato alla terra e alla cultura locali, completamente ridicolizzate e umiliate in nome degli ascolti televisivi e del Dio Denaro.
Tanto per cominciare, tratto dal sito della trasmissione: “Per questo sarà necessario conoscere, non solo le diverse locations delle prove (missioni), ma anche la temuta “capanna masai”, con le sue privazioni…” Forse vale la pena di ricordare agli autori che “le durissime privazioni” cui sono sottoposti i nostrani pseudo-vip altro non sono se non le normali condizioni di vita di tutto il popolo Masai e di almeno un terzo della popolazione mondiale ?
E se ancora questo non vi bastasse, ecco la chicca: una delle prove cui sono stati sottoposti i concorrenti prevedeva l’obbiettivo di ingurgitare sessanta litri d’acqua nel minor tempo possibile ! Serve ricordare che in Kenya, in Africa, in gran parte del terzo mondo si MUORE per l’acqua ? Serve ricordare che il 2003 è stato l’anno mondiale dell’acqua ? Le battaglie combattute da associazioni di tutto il mondo per sensibilizzare l’opinione pubblica su questo tema – che ci riguarda tutti da vicino – sono inutili, se il Nord del mondo ricco e benestante mostra i suoi migliori (!) protagonisti bere fino a vomitare in casa di chi combatte ogni giorno per disporre dell’acqua per sopravvivere.
Ricordo che in Kenya per l’acqua si muore e non solo di sete, più di 70 morti solo nello scorso luglio .
Per chi volesse comunicare il proprio sdegno, ecco l’indirizzo email della casa produttrice (triangle@triangle.it) e della rete che manda in onda il programma (italia1@mediaset.it)
Ringrazio anche Eugenio Melandri, coordinatore di Chiama l’Africa (www.chiamafrica.it) per la segnalazione.