Copio e incollo da Repubblica.it, a firma di Daniele Mastrogiacomo.
“La reazione, anche questa carica di rabbia e di violenza, è arrivata tra sabato notte e ieri mattina. I 50 mila soldati, poliziotti e volontari hanno decretato una sorta di legge marziale. Una vera licenza per uccidere. Si sono accaniti soprattutto i riservisti. Oltre a barche, gommoni, persino moto d’acqua, hanno caricato di armi i loro pick up e sono sbarcati a New Orleans con una gran voglia di menare le mani. Qualcuno è stato rispedito indietro. Aveva svuotato l’armeria vicino casa e si era portato appresso persino un bazooka. Ieri mattina l’ultima sparatoria su un ponte: un pattuglione ha ucciso 6 o 7 criminali che li avevano sfidati con i loro fucili.
Abbiamo visto e incontrato i riservisti. Qualificarsi come giornalisti è come un insulto. Solo l’accortezza di alcuni poliziotti con cui abbiamo diviso gli ultimi giorni, ci ha evitato un arresto del tutto arbitrario o qualche proiettile. In America tutti girano armati per difesa. Ma quello che è accaduto fino a ieri sera si chiama omicidio. Volontario. Un ragazzo di 16 anni è stato investito da un’auto della polizia e poi finito con un colpo di pistola in testa. I comandi ammettono gli episodi. “Stiamo facendo del nostro meglio”, dicono, “con le riserve che abbiamo, ma la maggior parte si trova in Iraq”.
Quasi 200 morti sono già allineati all’aeroporto internazionale. Ma non tutti sono vittime di “Katrina”. Decine di persone sono sparite, date per disperse e poi ritrovate nei vicoli, sui marciapiedi, sotto i ponti, i cavalcavia, nelle case, dentro i cassonetti. Uccisi a colpi di pistola e fucile. Inghiottiti nel buco nero di questa Apocalisse.
L’inviato di Repubblica sembra sinceramente sconvolto.
Una situazione di totale Far West, dove gang e bande armate hanno controllato per giorni la città martoriata. Questa di per sè è una prova terribile che, in assenza della cappa repressiva sicuritarista, una metropoli del più potente stato del mondo non è in grado di autogestirsi e autorganizzarsi, sguarnita com’è di relazioni e legami comunitari e vinta dalla barbarica legge del più forte.
Ma forse più sconcertante è la reazione: alle gang si contrappongono le bande armate di riservisti, che, equipaggiati con armi da guerra, si gettano nella mischia investiti di un patriottico eroismo da “salvatori della patria”.
Alla violenza si contrappone violenza legalizzata. Il diritto appare come un optional futuribile, non un obiettivo necessario quanto urgente.
Ogni americano ha un’arma per difendersi scrive l’inviato di Repubblica.
Ma in questi contesti, chi stabilisce il confine tra difesa e giustizia sommaria?