Sembra che il Card.Ruini, attraverso la rete territoriale dei vescovi, abbia caldamente invitato i parroci ad istruire i propri fedeli sul comportamento da tenere al prossimo referendum del 12-13 Giugno: non recarsi a votare.
Alla fine delle messe celebrate ieri, Domenica 5 Giugno, i parroci avrebbero dovuto esplicitamente indirizzare all’astensione i sempre meno cattolici praticanti.
Non so come siano andate le cose: immagino che qualcuno si sarà limitato ad un accenno (giusto per evitarsi problemi di coscienza), altri avranno pedissequamente letto la missiva del proprio vescovo, altri ancora si saranno coraggiosamente rifiutati.
Sono diverse le considerazioni che scaturiscono:
- L’ingerenza dello stato estero è sfacciata: come se Ciampi si fosse ufficialmente appellato ai francesi perchè votassero SI al referendum sulla carta costituzionale europea.
- Ancora più brutto è usare il “timore divino” per ottenere i propri scopi elettorali: è implicito che un cattolico che intende disobbedire all’invito, si chieda cosa gli succederà al cospetto di Pietro.
- L’invito è per l’astensione: non solo si ingerisce nella libera coscienza dei cittadini di un altro stato, ma, in più, si delegittima uno strumento elettorale (forse l’unico esempio di democrazia diretta nelle moderne democrazie). Il gesto è ancor più violento.
- La battaglia è di retroguardia: una chiesa sempre più secolarizzata intende reagire alla perdita di appeal, di consenso e partecipazione con il richiamo ai dogmi e all’immutabilità dell’istituzione ecclesiale, fa una scelta tradizionalista con l’eleziona di Ratzinger, non concede aperture su temi quali vita e famiglia. Reagisce proprio con quella rigidità che ha contribuito ad allontanare i fedeli.
E spero che i laici (ma non solo), se troppo pigri per manifestare pubblica indignazione, almeno si ricordino di tutto ciò dando l’8×1000.
Alla Chiesa Valdese.