Day: venerdì, settembre 17, 2004

Lo scandalo

Posted by – 17 settembre 2004

Diventa sempre meno sopportabile leggere le prime pagine dei quotidiani italiani e sempre meno tollerabile seguire gli speciali dei telegiornale, dove immancabilmente ormai, praticamente ogni giorno, cattedratici, autonominatisi uomini di cultura o esperti di questioni internazionali discettanno sulle terribili invenzioni belliche del terrismo, armi che alla distruttività unirebbero l’infamia e la codardia. Dopo tre anni di chiacchiere parapsicotiche su quell’arma originalissima che sarebbe l’uomo-bomba, adesso comincia la manfrina sull’uso dei rapimenti mirati: tattica di ricatto politico e morale, eticamente repellente, figlia di una logica disumana, dal punto di vista del diritto di guerra criminale.
La gente che ci spiega queste cose, se non direttamente coinvolta o perfino responsabile (ex-generali, strateghi in pensione, ex-consiglieri dei ministeri della difesa dei paesi occidentali), quantomeno appartiene – e vi appartiene di diritto, oltre che di fatto, avendo giurato ripetutamente sulla bibbia dei valori occidentali – a quel pezzo di mondo che ha inventato, utilizzato e praticato armi, tattiche militari e strategie geopolitiche che messe al confronto con le trovate dei terroristi fanno apparire queste come giochi di cuccioli che ancora alla predazione si stanno preparando: dalle armi da fuoco al reclutamento militare, dal mortaio ai bombardieri volanti , dal carro armato ai bombardamenti a tappeto, dalla bomba atomica – che salda nelle mani di di un ristrettissimo club resta ancora l’unica arma in grado di polverizzare l’umanità intera in pochi colpi – alle bombe a frammentazione, dalle mine antiuomo ai proiettili all’uranio impoverito, dagli ordigni “convenzionali” di 500 tonnellate – le cosiddette “tagliamargerite” – al sommergibile, alla portaerei ecc…; le deportazioni e lo sterminio di massa, una tecnica elaboratissima e quasi fantascientifica della tortura, il terrorismo internazionale di stato (il modello insuperabile è il Nicaragua dei contras); per non parlare delle corse agli armamenti, delle guerre fra potenze combattute in paesi terzi, dell’utilizzo di eserciti e milizie locali per sostituire leaders scomodi con capi amici e dalla mano un po’ pesante; e di quell’invenzione che poi si è spacciata per naturale corso della storia, che si è presentata come processo di avvicinamento – o, specularmente, secondo i detrattori – o livellamente delle cultura, e che invece è niente altro che una strategia di rigerarchizzazione (del valore degli uomini, dei popoli, dei continenti, delle merci, degli oggetti, dei valori stessi) planetaria, che va sotto il nome di globalizzazione.