Si vede che abbiamo poca voglia di scrivere. Dopo Beslan, su Beslan. Dopo il rapimento di Simona Torretta e Simona Pari, sul loro rapimento. Ventinovenni, potevano essere nostre amiche, o le nostre fidanzate. Come i bambini di Beslan assomigliano terribilmente ai figli delle nostre cugine, delle nostre amiche e dei nostri amici. Inutile dire che la pelle un po’ più scura dei bimbi palestinesi e iracheni non crea abbastanza distanza per renderceli estranei. Né la pelle delle ventinovenni palestinesi e irachene. Ma questi due ultimi eventi, opacizzati da molteplici veli d’enigma, eppure così violentemente scoperti, chiari nella loro violenza, immediatamente inteleggibili nella loro crudeltà e disumanità, ci hanno davvero spezzato le ossa. Si è sconvolti, qui, e l’indignazione, che già non si saprebbe bene come distribuire, evapora. Parliamo di un’indignazione tutt’altro che vacua, in se stessa, ma al contrario granitica, fiammeggiante, che altrimenti non ci avrebbe inchiodato a scrivere per tutti questi mesi su questo foglio virtuale che non promette gloria né, tantomeno, notorietà. La morsa, si è detto più volte su questo blog, parlando di cose diverse ma simili. La morsa fra chi parla gridando e chi non vuole ascoltare nemmeno il mormorio. La morsa fra chi confonde forza e civiltà, e chi scambia disperazione e terrore. Giochi di prestigio voluti, agiti, non semplicemente subìti, non imposti dalla pressione dello stato di cose o dalla presa dei discorsi. Bisognerà essere rapidi, agili, lampeggianti eppure occulti, notturni, per andare e tornare dallo spazio sempre più angusto che questa tenaglia concede, o cede.