Diventa sempre meno sopportabile leggere le prime pagine dei quotidiani italiani e sempre meno tollerabile seguire gli speciali dei telegiornale, dove immancabilmente ormai, praticamente ogni giorno, cattedratici, autonominatisi uomini di cultura o esperti di questioni internazionali discettanno sulle terribili invenzioni belliche del terrismo, armi che alla distruttività unirebbero l’infamia e la codardia. Dopo tre anni di chiacchiere parapsicotiche su quell’arma originalissima che sarebbe l’uomo-bomba, adesso comincia la manfrina sull’uso dei rapimenti mirati: tattica di ricatto politico e morale, eticamente repellente, figlia di una logica disumana, dal punto di vista del diritto di guerra criminale.
La gente che ci spiega queste cose, se non direttamente coinvolta o perfino responsabile (ex-generali, strateghi in pensione, ex-consiglieri dei ministeri della difesa dei paesi occidentali), quantomeno appartiene – e vi appartiene di diritto, oltre che di fatto, avendo giurato ripetutamente sulla bibbia dei valori occidentali – a quel pezzo di mondo che ha inventato, utilizzato e praticato armi, tattiche militari e strategie geopolitiche che messe al confronto con le trovate dei terroristi fanno apparire queste come giochi di cuccioli che ancora alla predazione si stanno preparando: dalle armi da fuoco al reclutamento militare, dal mortaio ai bombardieri volanti , dal carro armato ai bombardamenti a tappeto, dalla bomba atomica – che salda nelle mani di di un ristrettissimo club resta ancora l’unica arma in grado di polverizzare l’umanità intera in pochi colpi – alle bombe a frammentazione, dalle mine antiuomo ai proiettili all’uranio impoverito, dagli ordigni “convenzionali” di 500 tonnellate – le cosiddette “tagliamargerite” – al sommergibile, alla portaerei ecc…; le deportazioni e lo sterminio di massa, una tecnica elaboratissima e quasi fantascientifica della tortura, il terrorismo internazionale di stato (il modello insuperabile è il Nicaragua dei contras); per non parlare delle corse agli armamenti, delle guerre fra potenze combattute in paesi terzi, dell’utilizzo di eserciti e milizie locali per sostituire leaders scomodi con capi amici e dalla mano un po’ pesante; e di quell’invenzione che poi si è spacciata per naturale corso della storia, che si è presentata come processo di avvicinamento – o, specularmente, secondo i detrattori – o livellamente delle cultura, e che invece è niente altro che una strategia di rigerarchizzazione (del valore degli uomini, dei popoli, dei continenti, delle merci, degli oggetti, dei valori stessi) planetaria, che va sotto il nome di globalizzazione.
Month: settembre 2004
Lo scandalo
Delle cose ultime, delle prossime
Si vede che abbiamo poca voglia di scrivere. Dopo Beslan, su Beslan. Dopo il rapimento di Simona Torretta e Simona Pari, sul loro rapimento. Ventinovenni, potevano essere nostre amiche, o le nostre fidanzate. Come i bambini di Beslan assomigliano terribilmente ai figli delle nostre cugine, delle nostre amiche e dei nostri amici. Inutile dire che la pelle un po’ più scura dei bimbi palestinesi e iracheni non crea abbastanza distanza per renderceli estranei. Né la pelle delle ventinovenni palestinesi e irachene. Ma questi due ultimi eventi, opacizzati da molteplici veli d’enigma, eppure così violentemente scoperti, chiari nella loro violenza, immediatamente inteleggibili nella loro crudeltà e disumanità, ci hanno davvero spezzato le ossa. Si è sconvolti, qui, e l’indignazione, che già non si saprebbe bene come distribuire, evapora. Parliamo di un’indignazione tutt’altro che vacua, in se stessa, ma al contrario granitica, fiammeggiante, che altrimenti non ci avrebbe inchiodato a scrivere per tutti questi mesi su questo foglio virtuale che non promette gloria né, tantomeno, notorietà. La morsa, si è detto più volte su questo blog, parlando di cose diverse ma simili. La morsa fra chi parla gridando e chi non vuole ascoltare nemmeno il mormorio. La morsa fra chi confonde forza e civiltà, e chi scambia disperazione e terrore. Giochi di prestigio voluti, agiti, non semplicemente subìti, non imposti dalla pressione dello stato di cose o dalla presa dei discorsi. Bisognerà essere rapidi, agili, lampeggianti eppure occulti, notturni, per andare e tornare dallo spazio sempre più angusto che questa tenaglia concede, o cede.
Patria? Guerra? Terrorismo?
Mi piace segnare le intonse pagine di questo blog con un semplice pensiero di Don Milani, illuminante in questo magma mediatico di retorica di guerra.
Rispettiamo la sofferenza e la morte, ma davanti ai giovani che ci guardano non facciamo pericolose confusioni fra il bene e il male, fra la verità e l’errore, fra la morte di un aggressore e quella della sua vittima. Se volete diciamo: preghiamo per quegli infelici che, avvelenati senza loro colpa da una propaganda di odio, si son sacrificati per il solo malinteso ideale di Patria calpestando senza avvedersene ogni altro nobile ideale umano .
[don Lorenzo Milani, Lettera ai cappellani Militari Toscani]