Diciannove anni fa, a quest’ora, la fuga di isocianato di metile dalla fabbrica semidismessa della Union Carbide a Bhopal aveva già ammazzato in un botto almeno 7.500 persone, e cominciava a falcidiarne altre 16.000 circa. In questi diciannove anni a subire gli effetti di quell’ “incidente”, oltre ai morti, sono state almeno mezzo milione di persone (tumori, malformazioni, aborti spontanei, malattie respiratorie, gastrointestinali, epatiche). Oggi l’acqua e la terra di Bhopal sono ancora contaminate, perché la Union Carbide, dopo aver fatto carte false, è stata assorbita dalla Dow Chemicals, che si rifiuta di accollarsi l’onere della bonifica. A Bhopal si muore ancora, anche se non proprio sotto i nostri occhi, dato che le telecamere su quell’angolo oscuro del mondo non si accendono mai, privando la nostra coscienza eurostatunitense della sua cara protesi tecnologica. La notte fra il 2 e il 3 dicembre, quando la nube tossica avvolse la città come l’abbraccio di un Dio malefico, si celebravano matrimoni e la popolazione era in festa. La nube spirò da nord a sud, cioè verso la baraccopoli, detta Spianata Nera, accomodandosi nei polmoni dei più poveri. Warren Anderson, presidente della Union Carbide, se ne va in pensione un paio d’anni dopo, e quando il governo indiano spicca, nel ’92, un mandato di cattura internazionale contro di lui, si rifiuta si comparire e poi sparisce. O almeno che sia “sparito” lo possiamo supporre, dato che le autorità statunitensi non hanno mai dato risposta alle richieste della magistratura indiana. Nel 2002 il capo di accusa ha rischiato di decadere da “omicidio colposo” a “negligenza”, sotto le pressioni del governo centrale, pressato da chissà chi. Migliaia di persone hanno intrapreso lo sciopero della fame e un lunghissimo viaggio a piedi simbolico da Bhopal a Delhi, scongiurando l’infamia. Si trattava di gente dalla salute già stracciata dall’isocianato di metile: alcuni di loro sono morti. Brandivano cartelli che dicevano: YOU WANT OSAMA? GIVE US ANDERSON! Fra loro una ragazza nata a Bhopal proprio quella notte fra il 2 e il 3 dicembre, il cui nome suona come un’anatema e una nemesi: Gas Devi. Dea del Gas.