Come raccontava oggi il Manifesto sulla pagina milanese, venerdì il Corriere della Sera Milano – il solito – ha pubblicato due pagine di concentrato razzista e paranoide sul degrado di Piazza del Duomo. Merito al Manifesto, ci verrebbe da dire, se non fosse che la sua pagina milanese è una sola e di soli appuntamenti: non che le pagine locali siano state tagliate (ormai sei-sette anni fa) per cattiveria, sappiamo dei problemi di gestione che attraversa un quotidiano comunista in tempi in cui si mandano i fascisti al governo. Ma, ecco, è ovvio che lasciare il campo agli avversari non è il modo migliore di lottare. Comunque il problema non è il Manifesto, che fa quel che può e il meglio possibile, ma chi al Corriere ha deciso o accettato di trasformare il quotidiano in una cassa di risonanza dei peggiori umori sociali e della peggiore propaganda xenofobo-securitaria. Dopo il morboso scambio epistolare sulla droga al Parini, dopo la droga ai bambini (dove si scambiava il problema dell’abuso dell’infanzia con quello dell’eroina), e svariati attacchi al degrado etnico-sociale della perduta e struggente Milanodabere, eccoci con una prima pagina
Month: ottobre 2003
Tecnica postale
Per chi non lo sapesse, è sufficiente scrivere su una lettera, testè ricevuta, “al mittente” e reinfilarla dentro la buca delle lettere perchè lo sgradito regalo venga restituito al mittente (a sue spese).
Così, pour parler.
Acchiappafantasmi
Chissà se lo sanno, se ne sono stati informati, i capi di stato e i ministri europei ospiti della conferenza intergovernativa. E’ molto probabile di no, dato che sembra non essersene accorta neppure l’opposizione: da qualche giorno fa il 9 novembre è diventato “Il giorno della libertà”, in ricordo delle “vittime di tutti i totalitarismi”, compresi quelli “ancora in vita”. Mentre l’opposizione occupava piazze e teleschermi per festeggiare una ridicola vittoria sulla legge Gasparri (la cui sostanza ne esce completamente immutata), in silenzio il Senato della Repubblica nata dall’antifascismo, duplicava la Giornata (europea) della Memoria del 27 gennaio. Quest’ultima data, dovrebbero saperlo anche i sassi, è l’anniversario della liberazione-scoperta di Auschwitz. Il senso dell’istituzione di tale ricorrenza sta nella specificità assoluta della Shoà. Che cos’è invece il 9 novembre, data che dovrebbe riassumere simbolicamente la sofferenza e l’ingiustizia di tutte le vittime di tutti i totalitarismi? Il 9 novembre del 1989 cadeva il muro di Berlino. A parte la disinvoltura con cui si maneggia di questi tempi il concetto di totalitarismo, parola che ormai si utilizza per indicare qualsiasi cosa di sgradevole al palato eurostatunitense, la questione non è qui decidere se le vittime della violenza della storia meritino o meno e quanto e come il rito della commemorazione istituzionale: la questione è piuttosto la confusione assoluta che si vuole creare
tra antifascismo ed anticomunismo, e tra opposizione al modello statunitense e rifiuto della democrazia. Il 9 novembre ci si sbracherà a mescolare insieme Unione Sovietica, Terzo Reich, Fascismo e Resistenza, Saddam e Osama, Cuba e Corea del Nord, Iran e Brigate Rosse, Pol Pot, 11 settembre, e no-global. Tutto incardinato, ovviamente, sul memento del Moloch comunista. Il messaggio di fondo è chiaro, pur nella nebulosità intenzionale dell’operazione: l’unica libertà è quella del mercato, l’unica giustizia è quella occidentale, e chiunque le discuta o è in malafede o è illuso o ignorante.
C’eravamo tanto amati
La storia, in fondo, è sempre quella. Lei ama lui, lui ama lei, si guardano, si cercano, si mettono assieme.
Ci provano una prima volta quasi dieci anni fa ma il triangolo è in agguato e si lasciano malamente. Lei apparentemente non ne vuole più sapere, cambia tre fidanzati diversi, lo ignora, ma alla fine ci ricasca, abbagliata dai suoi modi affascinanti, dalle sue promesse, da un contratto prematrimoniale in puro stile americano, mostrato all’amata addirittura in diretta televisiva. “Ti farò più bella, più nuova, più ricca”, le diceva lui davanti a milioni di telespettatori. Alla fine lei cede e un matrimonio in grande stile, celebrato in una solare primavera di due anni fa, suggella il loro rinnovato amore.
Ma si sa, in amore nulla è scontato, e lei comincia a maturare i primi dubbi davanti a ritardi non giustificati, promesse non mantenute, amici sempre più esigenti. In pochi mesi, la passione si trasforma in indifferenza e lei sceglie lo stesso strumento da cui era stata incantata per fargli capire che è finita, che lei non lo ama più, il modo che lui preferisce, adora, la televisione. “Sei peggio della distruzione del pianeta”, ma si può immaginare un modo più convinto per mettere fine ad una storia d’amore ?
Lui tenta in tutti i modi di convincerla, ancora una volta, promette che le scriverà una lettera nella quale le spiegherà tutto, che non è come lei lei pensa, che tutto si rimetterà a posto, che ancora anni li legano…..
ma forse, in questi casi, non è il caso di dire basta, per sempre, adesso ?
Guardate!
L’oscurita’ non ci appartiene piu’, penumbratili roditori cittadini che siamo. Adoriamo le nostre penombre, in cui possiamo fruire di collettivi trasudamenti e opinioni squarciagola, accoccolati nei troni gommapiuma a fissare il Congegno che fu detto del demonio. Distogliendo lo sguardo, per un istante, un lungo istante, il buio. Poveri topolini accecati.