Era meglio come stavamo ieri? Era meglio l’onorevole Schifani, audace cane da battaglia mediatico col fotogenico riporto? E che dire del servizievole onorevole Vito? La corte ci ha abituati a giullari e lacché di ogni ordine e grado, ma raramente ci siamo travati di fronte a un tale forza della natura.
Il prode Bondi non perde l’attimo per esibirsi in quello che anche i più barbari esponenti della CdL hanno prudentemente evitato di fare: “Non si può ignorare che alcuni brigatisti arrestati in questi giorni facevano parte della Cgil. Epifani ci rifletta”.
Primo orrore: considerare l’adesione al più grande ed autorevole sindacato italiano da parte dei presunti brigatisti come sintomatico di una comunanza di valori tra l’eversione e il movimento sindacale confederale, ignorando che tale aspetto va considerato come elemento di depistaggio e copertura, funzionale a disegnare un’esistenza apparentemente da insospettabili “uomini qualunque”.
Secondo orrore: usare il precedente non-argomento per delegittimare la forza sociale attualmente più titolata a fronteggiare le politiche economico-sociali dell’attuale governo.
Terzo orrore: infangare con un gesto becero la dignità e l’autorevolezza della forza sociale che più di ogni altra negli ultimi anni, in un quadro di totale assenza di opposizione parlamentare, ha tutelato i diritti dei lavoratori e delle classi medie.
Quarto orrore (last but not least): non comprendere il ruolo storico dei sindacati, organi da sempre impegnati sul fronte riformista e del compromesso, catalizzatori delle lotte sociali, soggetti funzionali al potere costituito nel controllo del dissenso delle classi subalterne. Nessun imprenditore saggio, nessun neoliberista lungimirante si augurerebbe mai la fine del sindacato.
Insomma, Bondi, sei un coglione.
Month: ottobre 2003
Ecce Bondi
La croce e il simulacro (o del punto di vista del falco)
Devo ammettere che non mi sorprende per nulla la querelle sul crocifisso.
Viene da lontano, e dal profondo. Certo lontano ci andrà; in qualche modo
il crocifisso lasciato, tolto, rimesso, racconterà ai nosti posteri di noi,
e di come si sia (tutti) convinti di essere ad un punto cruciale della storia,
né più né meno di chi attendeva l’anno 1000 o partiva per le crociate
(croce, crocifisso, cruciale, crociata: ci siamo proprio dentro).
Non mi sorprende neppure la discussione sull’identità, che sulla discussione
religiosa s’innesta: perché identità nazionale e religione hanno la medesima
radice nascosta, che fatichiamo a vedere tanto è profonda. Non so se vi
capita mai di pensare a quanto profonde siano le radici di un albero, ma
se tra voi c’è un botanico potrà confermarvi che si tratta di dati
sorprendenti, perché in ogni caso un profano non potrebbe mai dedurre
lunghezza, estensione e forma delle radici dalle dimensioni di ciò che
dell’albero è visibile.
Su croci e muri
Goony commenta il post precedente, e mi fa piacere che l’argomento abbia destato interesse.
Caro Goony, concordo sul fatto che per essere cristiano serve ben altro che una croce appesa al muro (tra l’altro, sbaglio o coloro che hanno alzato gli scudi in questi giorni contro la sentenza del tribunale dell’Aquila sono proprio quei buoni cristiani che volevano lanciare i missili sulle carrette del mare?). La difesa dei simboli è una manifestazione della debolezza della chiesa in quanto ideologia, propagandata da molti ma sentita da pochi.
Sinceramente non so cosa succederebbe ad un padre italiano che volesse mandare a scuola i propri figli in Arabia Saudita o in Marocco (anche se nel mondo islamico ci sono grandi esempi di tolleranza e convivenza tra religioni – non solo i talebani).
Però so che l’Italia è uno stato laico e che non ha (sulla carta) una religione di stato.
Ma ce l’ha nei fatti.
Buona memoria
Per fortuna che la buona memoria non appartiene solo ai Guzzanti (Paolo) ed ai maestri di revisionismo d’occasione.
Capita così che un buon padre marocchino residente ad Ascoli Piceno abbia protestato contro la consuetudine praticata nella scuola elementare (pubblica e statale) del figlio, di pregare il buon dio (quello cristiano) prima del pranzo in refettorio. Più che altro, protesta, non è giusto che mio figlio musulmano non possa pregare il suo di dio!
Il direttore (si dice dirigente scolastico) della scuola non ha potuto fare nient’altro, udite!, che riconoscere la laicità dello stato italiano interrompendo tale consuetudine.
Buona memoria.
Tecnica postale (2)
Una gentile lettrice del Diario , impiegata delle Poste, rettifica puntualmente che il “rispedire al mittente le lettere indesiderate” non necessariamente si traduce in un ulteriore costo per il mittente. Se lo spammer in questione non accetta di riprendersi la lettera precedentemente inviata perchè non ne riconosce l’autenticità, la busta viene mandata al macero.
E questo sarebbe un vero peccato.
Ora, il punto è: ma potrà il mittente non riconoscere l’autenticità di una lettera che lui stesso ha fatto farcire di panzane e giochetti comunicativi da qualche portaborse altolocato? Potrà non assumersene la diretta responsabilità anche se sulla carta intestata della “Presidenza del Consiglio” comparirà il suo bel faccione colorato (le stampe a colori costano di più, ma lui, si sa, non bada a spese se i soldi non sono suoi)?