Ormai è la sagra delle cazzata più grossa. E se Sirchia ci infila una piccola bugia, lo zar antidroga dell’Unodc (l’agenzia Onu sulla droga), Antonio Costa, usa le menzogne come bombe per spianare la strada all’esercito di Fini, Mantovano, Muccioli, Don Benzi. Dice testualmente (virgolettato su tutti i maggiori quotidiani): “Bisogna far capire ai ragazzi che l’ecstasy è devastante: brucia il cervello senza nessuna possibilità di recupero. E invece i ragazzi pensano che sia meno pericolosa della cocaina o dell’eroina». Dunque, Esimio Signor Costa, che reprimiamo a fare i consumatori, che li recuperiamo a fare? Non sarebbero da buttare tutti nel cesso, da sopprimere misericordiosamente o raccogliere in grandi centri di stoccaggio di rifiuti umani? Eppure, se i dati mirabolanti della sua agenzia sono veri (40 milioni di consumatori nel mondo, un incremento del 70% in cinque anni, da 4 a 40 tonnellate di anfetamine e metanfetamine sequestrati in dieci, per un giro d’affari stimato in 65 miliardi di dollari annui), bisognerà costruirli proprio grandi questi ospizi giovanili, perché il mondo deve essere già pieno di un esercito di zombie. Bisogna cominciare a fare fronte al problema della collocazione di questa massa di dementi. Oppure è forse il caso di smorzare un po’ i toni, evitando di affermare la necessità della “pena di morte per i narcotrafficanti”, come ha fatto dallo stesso palco John Walters, altro zar dell’antidroga, ma americano (lo si capiva dalla spilla a stelle e strisce appuntata sulla giacca…). Perché o i dati dell’Unodc sono gonfiati, oppure dire che “l’ecstasy è devastante: brucia il cervello senza nessuna possibilità di recupero” è un’affermazione tanto sconvolgente quanto assurda.
Month: settembre 2003
Grazie Report
Sembra un miracolo, e pareva quasi di sognare: per una volta l’informazione riceve una vera spallata (di prima serata) che la rimette in equilibrio, lungo l’asse della tanto invocata par condicio; che non significa (o almeno non solo) reintegrare Santoro in Rai, o dare spazio a cento partiti diversi. Ma dire (in prima serata) quella verità che sempre più i mass-media, specchio di questo nuovo asse costituzionale la cui discriminante è il neoliberismo, vorrebbero relegare a mito, a faccenda confusa, oscura, o secondaria, che non ci riguarda. E cioè: Cuba, Nicaragua, El Salvador, Filippine, Indonesia, Cile, Guatemala, Paraguay, Kurdistan. In altre parole: il terrorismo americano. Diretto e indiretto, si dice, ma dove indiretto significa appoggio politico, economico, militare: armi, soldi, protezioni e benedizioni, addestramento dentro e fuori i confini statunitensi, perfino dettatura delle politiche di paesi pretesi sovrani. Terrorismo per procura, attraverso terzi. Dire la verità ha significato stasera ricordare che gli Stati Uniti sono l’unico paese al mondo condannato dal Tribunale Internazionale dell’Aja per terrorismo. Che non è mai esistito un pericolo rosso in sudamerica, ma solo il rischio di perdere mercati da sfruttare. Che la Russia di Putin, il timido leader che Berlusconi svezza ai giochi della politica mondiale a suon di barzellette, ha trasformato la Cecenia in un gigantesco campo di concentramento. Che il motore mondiale dell’economia mondiale, la multinazionale americana, il 4 dicembre 1984 ha fatto quasi sette volte le vittime del WTC: il luogo era Bhopal, Madhya Pradesh, India. Gli assassini Union Carbide e il suo Presidente Warren Anderson. La prima scomparsa, dissolta in un giro di fusioni e smembramenti. Il secondo libero, vivrebbe a New York. Bhopal non è mai stata bonificata, la gente beve e mangia isocianato di metile, nasce deforme, si ammala, muore. Report e un commovente Marco Paolini ci ha raccontato la battaglia dei sopravvissuti e dei loro figli: YOU WANT OSAMA, GIVE US ANDERSON.
Grazie Marco Paolini. Grazie Report.
Il medico è un mentitore
Ieri sera il Ministro Sirchia è apparso al telegiornale per lanciare un’altra delle sue chicche rigorosamente scientifiche e genuinamente libertarie. Intervistato dopo le dichiarazioni di Fini, Casini, ecc…, Sirchia ha ammonito del fatto che anche quelle droghe dette leggere “causano lesioni”. Poi si è fermato, ha forse dubitato, e ha parzialmente corretto il tiro, ma senza smentire (“tutte le droghe hanno effetti gravi sul cervello”). Dato che Sirchia è un luminare della medicina dovrebbe conoscere la differenza fra una “lesione” organica e un disturbo funzionale. Dato che è un politico, il peso delle parole. Alcune ricerche, troppo poco dibattute, oscuramente verificate, proverebbero che il consumo di estasy causi danni ai legami sinaptici che connettono i neuroni. Noi continuiamo a chiederci come possa essere che personaggi come William Burroughs, Ernst Jünger, Albert Hofmann, consumando pressoché tutte le droghe conosciute, siano giunti a più veneranda età di Sirchia con una lucidità che quest’ultimo sembra non aver mai fiorato. Ma, polemiche a parte, il punto è che non esiste una sola ricerca che provi quello che Sirchia ha affermato: che la marijuana e l’hashish causino lesioni ai tessuti cerebrali. Si direbbe che la cannabis sativa leda chi non l’assume. O era il potere? Certo Sirchia il potere lo esercita, anche attraverso la menzogna, l’inganno e l’abuso della sua autorevolezza professionale, per controllarci e sedarci meglio (magari col Ritalin). Ma non sembra che la cosa gli faccia bene, quando dice le bugie gli si allunga ancora il naso. Eppure: mente o ha l’arteriosclerosi? Collabora attivamente al progetto finiano di stato etico, o l’hanno lanciato allo sbaraglio, come lo scemo del villaggio in testa alla fanteria?
Pseudo?
Qualche giorno fa l’LRA, l’Esercito di resistenza del Signore, che in Uganda lotta contro il governo in carica per istituire un regime teocratico “basato sui dieci comandamenti”, è stato inserito nell’elenco dei “terroristi internazionali” dalle Nazioni Unite. È abbastanza curioso come ogni volta che dal buco nero dell’oblio occidentale questa guerra quindicennale torna fuori a fare capolino, quasi tutti si premurino di qualificare l’LRA come “sedicente” o “pseudo-cristiano”. “Tragico caso di pseudo integralismo cristiano”, lo chiama esattamente un frequentato sito della rete. Come se l’integralismo e il terrorismo fossero genuinamente religiosi solo quando si tratti di Islam: quando ci sono di mezzo i cristiani la religione è lo strumento e il paravento dietro al quale si nascondo e si fanno i peggiori interessi economici e di potere. La prima vittima diventa la religione. Non si vuole affermare qui che le cose siano tutte bianche o nere. Indubbiamente fra i leader di Hamas e della Jihad ci sono imam che mandano i ragazzini a suicidarsi per uccidere più israeliani possibile mossi da “disinteressati” sentimenti antiebraici. E chi s’è schiantato contro il WTC deve avere avuto una fede alquanto solida. Ma che non si parli mai degli interessi che giocano dietro a questo “mostro” del fanatismo islamico mondiale, e non si metta mai in dubbio l’odioso assunto per il quale l’Islam sarebbe una religione “di guerra e di conquista”, e che non emerga praticamente mai l’elemento manipolatorio che muove le masse islamiche ad inneggiare a Bin Laden, cioè la strumentalizzazione che ricchi signori del petrolio fanno della fede islamica, è cosa davvero grave: grave perché spacciare l’Islam per fanatismo, sovrapponendo il Corano a libelli antiebraici e anticristiani e ai manuali per costruire bombe e progettare armi chimiche, è in sé già una bestemmia, una menzogna e una manipolazione; perché collabora a soffocare la fede autentica; e soprattutto perché non ci fa capire un’acca di che cosa sia, essenzialmente, fondamentalismo. Dietro all’utilizzo flagrante di doppi pesi e misure per giudicare le medesime azioni (criminali) e il medesimo nucleo di verità di fede (il monoteismo), si nasconde la voraginosa incapacità di pensare con serietà ciò che si pretende di conoscere.
I cacciatori
Frendly Fire
Il “fuoco amico” statunitense ammazza 11 poliziotti iracheni. Si tratta poi di “fuoco amico”? C’è qualcuno fra i soldati americani ad avere amici fra quell’armata brancaleone della polizia irachena? Che significa “fuoco amico” quando degli occupanti in divisa massacrano 11 poliziotti vestiti da civili di cui non sanno neppure pronunciare il nome?
Cuori così
I soldati italiani, invece, ammazzano un dimostrante: notizia che finisce in ultima riga di quasi tutti i quotidiani e i tg, che ci hanno prima e innanzitutto rassicurati del fatto che i nostri stanno bene. Ai nostri soldati, che fino a qualche anno fa andavano ancora con le toppe e le scarpe sfasciate, come non si fa a voler bene? Come si fa a non provare affettuosa preoccupazione per questi spaghetti-rambo con un cuore così e la mamma incollata al televisore per la paura e la tristezza? Perfino la sinistrissima Ferilli è andata a benedire la loro partenza…
Opzione omicidio
Ehud Olmert, vicepremier israeliano, non esclude l’opzione di uccidere Arafat. L’altra è quella di segregarlo nella sua abitazione di Ramallah, impedendogli qualsiasi contatto esterno, ma fornendogli con grande misericordia due pasti al giorno. Sempre forte in classifica è l’opzione 3, quella dell’espulsione. Ma Avi Dichter, il capo dello Shin Bet, ammonisce che “la sua eliminazione fisica sarebbe meno dannosa, perché, dopo qualche settimana di turbolenza, alla fine i regimi arabi moderati resisterebbero alle proteste e la tutta l’area acquisterebbe maggiore stabilità”. Sembrerebbe una vera roulette di cazzate, la gara a chi la dice più grossa. Sennonché Israele ha fino ad oggi compiuto un numero enorme e imprecisato di omicidi politici mirati, ma mirati mica tanto, visto che i missili degli F-16 e degli Apache hanno spesso colpito a vuoto, sempre però distruggendo tutto quello che si trovava intorno, con una vistosa preferenza per i corpi umani dei civili. Ammesso anche (e non affatto concesso) che l’omicidio politico sia un’azione giuridicamente ed eticamente legittima, se non è terrorismo sparare nel mucchio con i missili stiamo usando ormai le parole un po’ come ci pare, molto come ci fa comodo, e questo significa non solo non potere più distinguere fra il bene e il male, ma anche aver fatto a pezzi il nostro mondo, che non è altro che un tessuto di parole. Patria e terra promessa cosa sono, se non il linguaggio, una certa langue? In questo deserto in cui avanziamo in armi, davvero tutto si fa lecito. Tutto è possibile, anche cominciare a giocare a scacchi e finire, con meraviglia, alla roulette russa.