Quando il 23 Marzo 2003 Donald Rumsfeld, con faccia sorniona, tuonò al mondo denunciando la violazione della convenzione di Ginevra da parte del regime irakeno che osò mostrare i prigionieri di guerra americani in televisione (senza tener conto che solo due giorni prima gli Usa fecero la stessa identica cosa), si volle affermare con vigore che in guerra, cioè nel contesto più brutale e animalesco del convivere umano, vigono delle regole di galanteria riconosciute universalmente. Ancora non sono giunto ad una risposta chiara su quale rapporto intercorra tra l’etica e la guerra, ma almeno una cosa mi risulta trasparente: ciò che in guerra viene sbandierato come un elemento qualificante della propia azione bellica de-qualificante, consentendo quantomeno il raggiungimento di un bilancio in pareggio, in realtà non è che uno strumento propagandistico e di ricerca di consenso (del tipo io in guerra non solo sono il più forte ma anche il più buono perchè riesco ad impormi attenendomi correttamente all’etica della guerra ed ai diritti umani (?!?)), quindi ovviabile quando queste esigenze vengono meno.
Così ora è ragionevole e accettabile mostrare i volti devastati dei due figli di Saddam, senza alcun rispetto per la cultura islamica che del corpo, involucro dell’anima, ha grande considerazione. Con questo gesto barbaro, l’esibizione del trofeo di guerra (dello scalpo di farwestiana memoria), gli Usa dimostrano di essere sì un impero, ma poco lungimirante.
Day: venerdì, luglio 25, 2003
L’etica relativa
Io, idraulico
Cosa succede se si mette un idraulico al ministero della giustizia? Succede che l’artigiano più invidiato dai mariti italiani (e non certo per la sua capacità di avvitare tubi) riesce a male applicare una legge ad-personam, antidemocratica, iniqua, voluta dalla sua stessa maggioranza. La cosa grave è che così facendo mostra al mondo, con una spiazzante leggerezza che imbarazza anche una gran parte del partito di Berlusconi, quale sia la vera ratio del “Lodo Schifani”, bloccare i processi (e le indagini scomode) che riguardano il nostro Magno Puffone, garantirgli impunità.
Poco importa che la legge dica altro, l’indagine su Mediaset nun s’ha da fà. Io non ho nulla contro gli operai/artigiani al potere, anzi, penso che queste categorie abbiano una sensibilità civile del tutto particolare e sicuramente virtuosa, ma mi chiedo, per il Ministero della Giustizia non era meglio, chessò, un tornitore?