Day: martedì, luglio 8, 2003

Radiohead – Hail to the thief

Posted by – 8 luglio 2003

I Radiohead sono tra i pochi autori contemporanei, in termini di discografie complete, a sorprendere sempre e comunque.
Inventano sezionando e traslando strutture usate, sconvolgendole in un modo drammatico ed emozionante, in continua mutazione. A due anni di distanza da Amnesiac, Hail To The Thief appare la terza fase della parabola art rock di Kid A, affascinante, inquieta e visionaria allegoria delle calamità postmoderne con risultati alterni (Kid A era interessante ma non eccezionale, Amnesiac era sublime). Hail To The Thief aggiunge altri dati da decifrare e considerare attentamente. Recupera elementi propriamente rock dai lavori degli anni novanta ibridandoli -senza però fonderli- nel recente periodo elettronico. E’lettura ancora più complicata e duttile. Non nei singoli brani ma nell’insieme. Molte suggestioni si schiudono e si rivelano alla distanza.
All’impressione di dover smussare qualche asperità, togliere qualche avanzo per circoscrivere e definire, risponde il sospetto che il gruppo voglia rilevare ogni possibile oscillazione, ogni variazione atmosferica. Aggiungere per depistare, per camuffare tracce e impronte.
Hail To The Thief è un moto perpetuo. Eracliteo come i due album precedenti, a volte più liberamente ambiguo e sconnesso, laddove nell’oscuro e denso panegirico schizoide di Amnesiac, nel suo serpeggiare arcano e funereo, scopriva una forza di coesione sorprendente. Qui l’andamento è sismico, turbinoso; affascinano i crescendo incalzanti e le evoluzioni insolite all’interno di uno stesso brano: 2+2=5, sit down, stand up, backdrifts, the gloaming, wolf at the door.
L’eccesso volge in quiete, l’atteggiamento si ripiega, inerme, introflesso. Sail to the moon, we suck young blood, i will: nude e rauche ballate di sepolcrale bellezza, epifanie predestinate e fantasmatiche che esprimono tormento spirituale, vibrante pathos, invincibile fulgore romantico. Gli utensili un malinconico pianoforte senza tempo, molto beatlesiano (già in you and whose army? di Amnesiac), esili chitarre e melanconiche armonie vocali.
I Radiohead accostano codici inconciliabili e stridenti. Se l’arte postmoderna non cerca mai il bello e l’ideale, cerca ancor meno il senso del compiuto.
Ed ecco in sequenza, rock d’impatto, ballate pianistiche, scaglie di elettronica, glitch, voci filtrate e parlati robotici, assolo di tromba tipo funerale di paese. I Radiohead sono bestie rovesciate sottosopra che si agitano nel tentativo di mettersi in sesto.
Affascina questa poetica di desolazione, oscuramento, ribrezzo. Hail To The Thief é una mistura musicale penetrante, stordente ed estranea, così fosca e allucinata da far diventare i videoclip futile appendice.
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