Fate come Maria Goretti. “Non bruciatevi nella dissipazione”. Ovvero: come fare
del rifiuto della violenza un martirio per la fede. Roba da Dopoguerra il ritorno
della ragazzina che fu uccisa per aver resistito a uno stupro: da Dopoguerra
fare appello alla morte come alternativa al Male che il sesso – è proprio il caso di
dirlo – incarna. Perché qui, bisogna sottolinearlo in matita rossa, il Male non è la
violenza a cui le donne vengono sottoposte dalla preistoria (lo stupro), ma una
quantomai incredibilmente sottintesa relazione segreta di amplesso e stupro.
Come dire, appunto, che la radice della violenza (del Male) sta nel sesso, e non
in quel meccanismo che lo trasforma in arma di intimidazione, ricatto, terrore e
lutto: cioè la minaccia costante dello stupro e la normalità della sua
perpetrazione. Che la Santa Sede non avesse le idee chiare circa la sessualità,
in particolare circa quella femminile, si sapeva. Che potesse soggiacere a certi
rigurgiti sessuofobi e misogini tanto prepotenti, però, stupisce. Perché qui non
solo il sesso è identificato una volta di più con il Male – a meno di essere
finalizzato alla procreazione: ma la sessualità umana non è questo; ma soprattutto la donna viene implicitamente caricata (di nuovo) di quella natura
“disordinata” – per usare un termine caro alla morale cattolica – che la fa
tentatrice, colpevole e portatrice di corruzione, nonché viziosa e debole davanti
al Male, dai tempi del paradiso terrestre.
Certo il Papa si è rivolto a tutti i giovani. Di entrambi i sessi. Eppure l’essenza
dell’esempio non deve sfuggire. Il Papa ha atteso l’anniversario della morte della
Goretti per lanciare l’appello ad un’estate casta, a vacanze già abbondantemente
cominciate. Non è esattamente un caso. Piuttosto indica come dovrebbe pesare
sulla donna, per il Papa, la sfida a quel Male chiamato sesso, che nelle donne
sembra comportare un sovrappiù di peccato, di sporcizia, quasi si macchiasse
il Candore della Vergine. Immaginiamo che per la Chiesa Cattolica i gemiti di
piacere di una ragazza impressionino più di quelli dei coetanei maschi – solo
l’idea, s’intende. E che impressioni ancora di più quel miscuglio di strappo, flusso
mestruale, accoglienza in sé del pene, che la sessualità della donna comporta, e
che la costituisce come tale. Imene, mestruazioni, amplesso, sia chiaro, non
hanno per la Chiesa Cattolica alcuna sacralità in sé. Non è la sessualità della
donna che va custodita, ma il Candore della Vergine, di fronte al quale anzi la
sessualità andrebbe repressa. Quei caratteri femminili sono piuttosto altrettante
stigmate rovesciate, segno del Male, della corruzione originaria, che la donna
reca su di sé in quanto peccatrice necessaria, per diritto di discendenza. Non mi
risulta, in effetti, che la Chiesa si sia mai spesa a condannare e scoraggiare lo
stupro quanto si spende a incoraggiare ed elevare la castità. Gli uomini che
stuprano potranno confessarsi, e probabilmente verranno perdonati. Non pare
essere, lo stupro, un crimine contro Dio.
Eppure, noi giovani, continuiamo a dissiparci: a infilarci organi sessuali altrui in
bocca e in altre cavità; a mescolare gli umori e le emozioni; ad eccitarci alla
vista di una vagine, peni, ani. Continuiamo a “bruciarci” – il termine è affatto
pertinente, assurda è la condanna – nel godimento erotico che dà senso alla
nostra esistenza. Che ci permette il gioco e l’abbandono. Erotismo – e non
castità – che ci salvaguarda, ci custodisce, ci permette fiducia reciproca – e
persino fedeltà: si è fedeli anche a un corpo, al ricordo e alla promessa di
piacere che solo quella persona può darci. L’amore ha più a che fare il sesso che
con l’astinenza, ci pare. Bruciare è sentirsi vivi, dissiparsi è donare nella forma
più generosa e pura che si conosca. Anche l’angoscia, il dolore, il timore -
perché il sesso è anche questo, al contrario di quanto vorrebbe la psicanalisi,
che il male tende ad espellerlo in un movimento speculare a quello
ecclesiastico – ci fanno vivi. Non è qui questione di proporre morali edonistiche
o vitalistiche. Eros ci apre il mondo, anche quando scorre in silenzio. Ci avvicina
a Dio.