“Ci sono buone ragioni per affermare che tali unioni sono nocive per il retto sviluppo della società umana, soprattutto se aumentasse la loro incidenza effettiva sul tessuto sociale”. E dunque, riconoscerle legalmente, “significherebbe non soltanto approvare un comportamento deviante, con la conseguenza di renderlo un modello nella società attuale, ma anche offuscare valori fondamentali che appartengono al patrimonio comune dell’umanità “. (Repubblica).
Tutto racchiuso fra questi due concetti, l’omossessualità come rischio della
decadenza dell’umanità intera e il rifiuto conseguente di offrire ad essa una qualche forma di legittimazione, seppure trivialmente legale, sta il senso del discorso dell’ultimo documento della Santa Sede a forma di Ratzinger, prefetto
Month: luglio 2003
Chiesa: omosessualità e potere
Giustizia (quasi) universale
E’ così decaduto uno degli ultimi tentativi di affermare che i diritti universali, se davvero riconosciuti come tali, devono avere tutela concretamente universale. Sarebbe evidentemente (ma neanche così tanto, sembra) auspicabile che fossero procure e tribunali internazionali a far applicare leggi e norme globalmente riconosciute, ma, e questo non si può non riconoscerlo, fino ad oggi le uniche istituzioni globali a cui sono state demandate competenze giudiziarie non hanno di fatto funzionato (o non sono state fatte funzionare). Il risultato di questa amara constatazione è stato più volte utilizzato come pretesto per giustificare interventi unilaterali, sortite di polizia internazionale, il ricorso a tribunali speciali e militari.
In un contesto di inefficacia di logiche globali si ricorre a logiche particolari per affermare valori universali. Sul fatto che ciò sia efficace oltre che legittimo se ne può discutere molto.
Quello che lascia interdetti è che evidentemente questa prerogativa è un privilegio per pochi.
Il Belgio, che dal ‘93 aveva introdotto nel proprio sistema giuridico il civilissimo principio della “giurisdizione universale”, appellandosi al quale la magistratura belga poteva intervenire su crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi in qualsiasi parte del mondo, ha dovuto fare una frettolosa quanto sospetta marcia indietro modificando le peculiarità della legge e snaturandone la ratio originaria. Sembra che questo cambio di rotta sia la diretta conseguenza di forti pressioni diplomatiche esercitate sul governo del piccolo stato europeo dagli Usa che, da sempre avversi all’idea di sottostare a qualsivoglia entità giuridica internazionale, sarebbero arrivati addirittura a minacciare lo spostamento del Comando Generale della Nato (ma non era un’alleanza plurale?) da Bruxelles.
Nella sua breve vita il principio della “giurisdizione universale” ha consentito di indagare personaggi come Bush, Blair e Sharon, quest’ultimo per l’impunito massacro di Chabra e Chatila.
L’etica relativa
Quando il 23 Marzo 2003 Donald Rumsfeld, con faccia sorniona, tuonò al mondo denunciando la violazione della convenzione di Ginevra da parte del regime irakeno che osò mostrare i prigionieri di guerra americani in televisione (senza tener conto che solo due giorni prima gli Usa fecero la stessa identica cosa), si volle affermare con vigore che in guerra, cioè nel contesto più brutale e animalesco del convivere umano, vigono delle regole di galanteria riconosciute universalmente. Ancora non sono giunto ad una risposta chiara su quale rapporto intercorra tra l’etica e la guerra, ma almeno una cosa mi risulta trasparente: ciò che in guerra viene sbandierato come un elemento qualificante della propia azione bellica de-qualificante, consentendo quantomeno il raggiungimento di un bilancio in pareggio, in realtà non è che uno strumento propagandistico e di ricerca di consenso (del tipo io in guerra non solo sono il più forte ma anche il più buono perchè riesco ad impormi attenendomi correttamente all’etica della guerra ed ai diritti umani (?!?)), quindi ovviabile quando queste esigenze vengono meno.
Così ora è ragionevole e accettabile mostrare i volti devastati dei due figli di Saddam, senza alcun rispetto per la cultura islamica che del corpo, involucro dell’anima, ha grande considerazione. Con questo gesto barbaro, l’esibizione del trofeo di guerra (dello scalpo di farwestiana memoria), gli Usa dimostrano di essere sì un impero, ma poco lungimirante.
Io, idraulico
Cosa succede se si mette un idraulico al ministero della giustizia? Succede che l’artigiano più invidiato dai mariti italiani (e non certo per la sua capacità di avvitare tubi) riesce a male applicare una legge ad-personam, antidemocratica, iniqua, voluta dalla sua stessa maggioranza. La cosa grave è che così facendo mostra al mondo, con una spiazzante leggerezza che imbarazza anche una gran parte del partito di Berlusconi, quale sia la vera ratio del “Lodo Schifani”, bloccare i processi (e le indagini scomode) che riguardano il nostro Magno Puffone, garantirgli impunità.
Poco importa che la legge dica altro, l’indagine su Mediaset nun s’ha da fà. Io non ho nulla contro gli operai/artigiani al potere, anzi, penso che queste categorie abbiano una sensibilità civile del tutto particolare e sicuramente virtuosa, ma mi chiedo, per il Ministero della Giustizia non era meglio, chessò, un tornitore?
Una buona notizia?
Il giudice argentino Adolfo Canicoba Corral ha ordinato oggi l’arresto di 45 militari e un civile per i quali il giudice spagnolo Baltazar Garzon ha chiesto l’estradizione per i reati di genocidio e terrorismo.
Fra di essi, i principali responsabili delle giunte militari (1976-1983) Jorge Videla, Emilio Massera e Omar Graffigna. E’ stato così accolta la richiesta di Garzon dopo l’arrivo ieri dei documenti all’Interpol di Buenos Aires. [da www.repubblica.it]
Per quanta poca fiducia si possa avere sul fatto che i regimi si condannano per via giudiziaria, speriamo che questo gesto non rimanga intenzione.
Per chi volesse saperne di più sui fatti del 1976 in Argentina, questo (in Spagnolo) può essere d’aiuto.