Non posso accettare l’enfatico tentativo di certi giornalisti ed opinionisti di voler affermare la parità, l’equilibrio, o quantomeno l’ “equidistanza dal giusto” delle due forze in campo.
Senza voler entrare nel merito della complessa questione storico-politica, c’è una cosa che rende alquanto diverse le posizioni (le aspettative, i rischi, il futuro) di israeliani e palestinesi: il fattore tempo.
Ci troviamo infatti in una situazione di “equilibrio semovente unidirezionale”, ovvero l’equilibrio tende a muoversi nel tempo costantemente, in particolare in occasione di specifici eventi (quale ad esempio la geniale operazione di cui parlo nel post precedente), a favore di una sola delle parti in conflitto, quella israeliana. In questo senso il tempo non è un fattore neutro ma una componente di una parte, un arma poco visibile ma dagli effetti duraturi: più passa il tempo, più aumentano le colonie e gli insediamenti, più passa il tempo più alti vengono innalzati i muri ed il filo spinato a cingere i campi palestinesi, più passa il tempo più aumenta la sproporzione geografica a favore di Israele.
Insomma più passa il tempo, più sarà difficile intavolare qualsiasi accordo di pace.
Israele e Palestina: considerazione
Posted by on 11 giugno 2003