Month: giugno 2003

Mogwai – Happy music for happy people

Posted by on 30 giugno 2003

Il quarto album ufficiale dei Mogwai sancisce ad un tempo il rientro nei ranghi ed il loro superamento attraverso una forma sospesa, trasfigurata, quasi ambientale. Come se di quella antica furia incontenibile e scentrata, di quelle progressioni algebriche su plateau desolati non fosse rimasta che un’attitudine, un istinto esausto, stremato dalla lucida consapevolezza d’essersi già speso.[Stefano Solventi - www.sentireascoltare.com].
Sarà, ma io lo trovo godibile e per niente scontato.

Sigur Ros – ()

Posted by on 29 giugno 2003

Senza raggiungere le vette emotive di Agætis Byrjun, l’ anti-boyband islandese con questo () ha prodotto senza dubbio qualcosa di estremamente affascinante. () è rarefatto, epico, falsamente depressivo, colonna sonora di una nuova malinconia post-moderna. Capisco perchè piaciono tanto a Thom Yorke.

Osservatorio Iran

Posted by on 27 giugno 2003

Ho pensato di raccogliere un po’ degli umori che si percepiscono sui media intorno alla questione iraniana. Un paese che da sempre mi ha affascinato, che ribolle di spinte laiche e sinceramente riformiste ma che allo stesso tempo è vittima di una delle più becere forme di interventismo religioso in politica. Un paese che sembra essere, tristemente, il prossimo della lista ad essere liberato dalla grande democrazia americana.

Totò, cosa hai fatto?

Posted by on 27 giugno 2003

Come mai il fatto che Totò Cuffaro, governatore della regione Sicilia, sia indagato per concorso in associazione mafiosa non mi stupisce affatto?
Forse perchè già ai tempi della sua elezione (plebiscitaria, nel quadro del famoso 61 a 0) si parlava di un ritorno prepotente del voto di scambio?

Del presente, del caos

Posted by on 26 giugno 2003

Per mio limite e mia fortuna, ignoro il presente.
La simultaneita’ di stimoli e processi mentali non mi consente uno sguardo limpido sui miei istanti: ne seguo le scie, strabuzzando gli occhi. Un nodo gordiano che si complica irrimediabilmente.
Al presente mi sottraggo: lo ignoro, lo tralascio, al caos preferisco semplificazioni, modelli, strutture, immaginari. Sorgente di potente ispirazione, so che esso puo’ attanagliarmi in modo sorprendente e penoso, gettarmi in un marasma soffocante. Si dice che lo scopo della filosofia e di tutte le scienze sia di liberare l’uomo dall’angoscia del divenire; mi pare che esse piuttosto sottraggano l’uomo all’angoscia del presente sostituendola con quell’altra, altrettanto misteriosa, ma trattabile e sostanzialmente vitale. Il caos mutevole del presente al contrario ammette quest’unica strategia consolatoria: l’anestesia, la catalessi, la psicosi.
Sorte di pochi e’ dover vivere il presente, oppressi dal reale; ad essi pochi voglio rivolgere il mio tributo. Incapaci di ignorare il caos, ne penetrano dolorosamente i meandri incomprensibili e angoscianti. A chi da questo caos e dalle sue tossine distilla tesori si decreta la lode; non la lode si addice a costoro, ma la compassione. Come per chi, rapito nella presenza del proprio caos, non ritorna, ignoto, inutile, pericoloso.